San Gallo

L’architettura

L’oratorio di San Gallo sorge in località Torretta, in una zona di notevole interesse archeologico: i ritrovamenti effettuati testimoniano l’antichità e la continuità degli insediamenti umani nel nostro paese a partire dall’epoca pre-romana.

 

Oratorio di San Gallo, Vergiate

Oratorio di San Gallo, Vergiate

La chiesetta è a navata unica, rettangolare, con abside semicircolare. La muratura è composta da pietrame vario, disposto irregolarmente in abbondanti letti di malta; tra le pietre sono stati inseriti frammenti di cotto di recupero; nelle pareti laterali e nella facciata, che esternamente è ricoperta da intonaco, sono stati usati con maggiore regolarità dei mattoni.

 

Il pavimento è in cotto, mentre la copertura è a vista: le travi in legno sforano la parete inferiormente al margine di imposta del tetto e sono in tiro con chiavi lignee; l’abside, privata della copertura originale, forse in scaglie di pietra, è ricoperta da una tettoia rettangolare, recente.

Sullo spigolo meridionale della facciata si scorgono tracce del collegamento ad altri edifici, probabilmente di carattere rurale, che sorgevano accanto all’oratorio.

Di epoca recente appare il piccolo campanile, privo di campana, che sovrasta la costruzione.

Nella parete meridionale si apre una finestra rettangolare di notevoli dimensioni, mentre altre due finestre rettangolari si aprono ai lati del portale d’ingresso, sormontato da un oculo. Mancando documenti precisi e in particolare le descrizioni relative alle Visite Pastorali, non è possibile stabilire l’epoca di apertura delle finestre; sotto una delle finestre della facciata è stata murata una pietra sulla quale è scolpita la data 1685; si può ipotizzare che in questa epoca la chiesetta abbia subito dei rimaneggiamenti. Maggiore interesse rivestono le due aperture, ora murate, presenti nell’abside; al centro si apre una stretta monofora a semplice strombo interno, larga esternamente cm 10 ed internamente cm 15, il cui arco è costituito da una tegola forse di epoca romana; la seconda apertura, di dimensioni maggiori, presenta segni di alterazioni successive e un regolare archivolto in cotto.

Silvano Colombo ha appuntato il suo interesse sulla copertura della navata, che ritiene simile a quella della chiesa di S. Maria Foris Portas a Castelseprio (VII-VIII secolo), e sulle aperture dell’abside. La stretta monofora a strombo unico dell’oratorio di S. Gallo, insieme a quelle irregolari della chiesa di S. Pietro a Gemonio, rappresentano un momento dell’evoluzione formale delle finestre nei monumenti del nostro territorio: da quelle ampie e a spalle diritte dell’epoca paleocristiana a quelle a doppio strombo dell’epoca romanica. In base a questa analisi stilistica Silvano Colombo colloca la costruzione della chiesetta tra la fine del secolo IX e la metà del secolo X. Purtroppo non si conoscono documenti che permettano di confermare tale datazione o di stabilire quanto la costruzione conservi di originale.

Internamente la chiesa è affrescata, ma le condizioni dei dipinti sono precarie.

Nel catino absidale la figura di Dio nella mandorla è contornata dai simboli dei quattro Evangelisti; ai lati dell’abside è ancora visibile una scena dell’Annunciazione; in alto si intravedono quattro volti di angeli.

Sulla parete settentrionale sono affrescate una Crocefissione molto rovinata e, meglio conservate, due figure in abiti francescani (S. Francesco e S. Bernardino?) ai piedi dei quali si scorgono delle mitre vescovili e due figure inginocchiate; altre persone si intravedono a malapena su questa parete la cui decorazione termina con una finestra ogivale, dipinta, che si ripete anche sulla parete opposta, dove gli affreschi sono ormai completamente indecifrabili.

L’esecuzione appare piuttosto rozza, ma i colori degli affreschi, nei toni dell’ocra gialla e rossa, del verde e dell’azzurro, presentano una certa vivacità nonostante il cattivo stato di conservazione.

Lungo le pareti, appena sotto il tetto, corre un fregio a motivi vegetali nei toni dell’ocra e del marrone.

Emanuela Basso

Restauro dell’Oratorio

Gli ultimi lavori di restauro cui è stato sottoposto l’oratorio di S. Gallo risalgono alla primavera del 1984.

E’ stato riparato il tetto, sostituendo il legno deteriorato con travi, tavole e listelli in rovere. Per la copertura sono state impiegate le tegole già esistenti e altre di recupero. L’altare, antiestetico e senza nessun valore artistico, è stato demolito; è stato rifatto il drenaggio ed eseguita una lisciata di cemento nella parte inferiore dell’abside.

Gli scavi, condotti sotto la direzione della dottoressa Iorio, inviata dalla Sovrintendenza delle Belle arti, hanno portato alla luce quattro tipi di pavimentazione, difficilmente databili. E’ stata trovata parte di una fondazione romana, forse proseguimento di quelle rinvenute in prossimità della chiesetta alcuni mesi prima e alcuni cocci di anfore romane. Effettuato il drenaggio, si è eseguita una lisciata in cemento e la posa di piastrelle in cotto toscano.

L’équipe del prof. Floriani, sotto la guida del dott. Mulazzani, ha restaurato gli affreschi: quelli recuperabili sono stati puliti e fissati, mentre alcuni, non più recuperabili, sono stati scrostati.

Sulla parete di destra è stata chiusa la finestra aperta abusivamente in data recente, perché antiestetica, mentre è stata riaperta una finestrella preesistente, a nicchia, sull’abside. I muri esterni sono stati scrostati.

Nell’abside è stato posto un altare in noce con intarsiato il trigramma di san Bernardino, raffigurato anche in uno degli affreschi. Sono state inoltre disposte sei panche in noce, destinate ai fedeli.

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