Dott. Prof. Don Pierantonio Tremolada Vergiate Lunedì 22/11/2004
L’argomento, Bibbia e magia, è serio e delicato; va affrontato con la prospettiva giusta. È bene affrontare queste realtà a partire dalla parola di Dio. Se rimaniamo ancorati alla prospettiva del primato di Dio, della bellezza di Dio, della grandezza di Dio, nel senso di quel che il mistero di Dio dà alla nostra vita, riusciamo, per contrasto, a fare esperienza e toccare con mano realtà che preoccupano e spaventano.
L’argomento di questa sera, “Bibbia e magia”, è distinto dall’argomento “Bibbia e Satana” che verrà trattato la prossima volta; lo trattiamo nella prospettiva cristiana alla luce della Parola di Dio.
Partiamo dalla nostra esperienza al riguardo, che è molto ricca, e di cui ne affrontiamo alcuni aspetti.
Il primo aspetto è quello del limite di cui ci rendiamo ben conto pur essendo figli di una società che tende ad essere un po’ superba ed orgogliosa perché consapevole delle capacità che possiede, specialmente sul versante della tecnica. Abbiamo fatto progressi straordinari; possiamo in tempo reale arrivare in tutti i luoghi della terra; abbiamo cellulari, satelliti. Possiamo avere la sensazione di essere padroni della vita; ma poi, di fronte a certe realtà, ci rendiamo chiaramente conto del nostro limite. Quali sono gli ambiti in cui percepiamo il nostro limite?
- Salute e malattia. Non possiamo decidere quando ci ammaliamo; e quando ci ammaliamo andiamo dai vari medici perché ci guariscano; ma poi ci ammaliamo di nuovo. Possiamo chiederci:”perché è successo?” A volte non lo sappiamo.
- Serenità e depressione. Sono fenomeni di natura psichica o psicologica che non possiamo tanto dominare. Succede di venire a conoscere di persone che entrano in depressione e non si riesce a spiegarne più di tanto il motivo. Gli psicologi a volte possono ed a volte no risolvere il problema. Abbiamo la sensazione che la nostra persona abbia limiti che a volte si impongano improvvisamente anche sul versante psicologico.
- Il futuro. Che succederà domani, fra una settimana, fra un mese? Siamo sicuri della nostra vita? Possiamo noi gestire il futuro? In parte si, in parte no. Abbiamo chiaramente la sensazione che il futuro non è nelle nostre mani.
- La morte. Quando? Chi lo sa? Questo è il limite dei limiti. Finire così senza poterci far niente.
- L’esperienza del male che c’è nel mondo in tutte le varie forme. La sensazione del limite sta nel fatto che a volte chiaramente non lo si possiamo contrastare. Ad esempio le varie forme dell’egoismo umano che a volte ci colpiscono e ci coinvolgono; comportamenti scorretti, decisioni che altri prendono e che a volte rovinano la nostra esistenza e su cui non possiamo fare più di tanto; o perché quelli hanno responsabilità maggiori delle nostre, o perché si è venuta a creare tale situazione o per scelte sbagliate od intenzionalmente ingiuste che ci hanno coinvolto e su cui non possiamo far nulla.
- Il senso del mistero. Abbiamo la sensazione, a volte acuta, a volte meno, che la realtà che ci circonda è più grande di noi. La società odierna è altamente tecnologica, la scienza ha molta facoltà di azione, ma, tuttavia, e sotto certi aspetti in modo netto, non possiamo ricondurre tutto a ciò che la scienza dice del mondo. Tant’è vero che molte persone, anche in occidente, si sentono particolarmente attratte verso quelle tecniche di introspezione, di lettura di sé che aprono verso realtà soprannaturali, oppure che portano a fare esperienza di una realtà che va al di là di ciò che tu gestisci con la tua razionalità.
L’aspetto positivo è il rendersi conto che l’esperienza dell’uomo non può essere rinchiusa dentro la sfera della razionalità. Ciò che fa grande l’uomo è la sua ragione, salvo poi rendersi conto che tutto non può essere spiegato dalla sua ragione. Anzi rendendosi conto che ciò che a prima vista può essere definito importante, vitale, non può essere totalmente spiegato dalla ragione. Esempio: si spiega l’amore tra due persone? Tale realtà può essere chiaramente definita dalla ragione? L’amore che mi fa vivere è qualcosa che io posso ricondurre semplicemente alla sfera della razionalità? Più in generale uno potrebbe avere una razionalità grande, una capacità di ragionare eccellente, ma se non è capace di relazionarsi è veramente uomo? Davvero l’uomo è semplicemente la sua ragione? Credo di no. L’uomo nella sua totalità possiede alcune facoltà, la volontà, la memoria, l’immaginazione, i sentimenti, gli affetti, … e davvero ti accorgi che se tu togli tutto questo e lasci la razionalità semplicemente, non hai più l’uomo. La Bibbia usa il termine “cuore” per indicare quella realtà dell’uomo che in qualche modo lo unifica nella sua dimensione segreta, interiore, ma per la Bibbia la mente è dentro il cuore; il cuore è più grande; esso è l’insieme unificato di tutte le facoltà dell’uomo da cui sorge il desiderio, l’intenzione, il progetto che poi diventa azione. L’uomo è molto di più del suo pensare. A volte l’uomo pensa perché desidera; desidera una cosa ed incomincia a rifletterci oppure ama profondamente una persona ed incomincia riflettere su quello che potrebbe fare per lei, su quello che tale persona potrebbe avere bisogno; la sua intelligenza elabora, ma è a disposizione del suo cuore.
Il cuore rimanda, poi, alla realtà nel suo insieme; il cuore è capace di percepire la verità nella realtà e quella verità, a sua volta, è percepita dal cuore come una realtà che non è spiegabile in tutto e per tutto. Richiede, in un certo senso, di affidarsi. In altri termini, l’uomo ha questa capacità di percepire la dimensione di mistero della realtà. In questa linea noi andiamo verso l’incontro con Dio. Intercettiamo la realtà della creazione: tutto ciò che esiste è stato voluto da Dio e donato all’uomo. L’uomo non è padrone, nel senso che domina la realtà con la potenza della sua intelligenza; l’uomo è responsabile in quanto ha la capacità di intervenire su tutto questo, però ha pure la capacità di percepire la dimensione di mistero che la realtà che lo circonda ha.
Dal senso del limite, dal senso del mistero, noi possiamo passare alla “religione” intesa come “adorazione di Dio“. L’uomo che percepisce chiaramente il suo limite e la dimensione di mistero della realtà, può rispondere a tutto questo in modo giusto oppure sbagliato. La risposta giusta a questa esperienza che facciamo è l’adorazione di Dio che è il riconoscimento della esistenza di Dio e l’atteggiamento maturato a partire dal proprio cuore e quindi anche dalla propria mente, dalla propria volontà, dai propri sentimenti, quell’atteggiamento complessivo che noi possiamo fissare con quella parola molto bella che è la parola “adorazione”. L’adorazione di Dio.
Che significa adorare Dio? “Ti adoro o mio Dio”? Si intuisce che c’è una relazione tra il “ti adoro o mio Dio” e quel senso del mistero e quel senso del limite che il mio cuore percepisce.
Adorare è sinonimo di amare? Oppure nell’adorazione c’è qualcosa di ulteriore di particolare? Quando diciamo che una persona è adorabile che intendiamo dire? Oltre che amabile, anche grande per quello che fa, per quella che è, per come si comporta. Si è attratti da quella persona. Oltre che la dimensione di affetto c’è anche la dimensione di ammirazione; quindi la sensazione di qualcosa di prezioso, grande, alto, che vale. L’adorazione di Dio è qualcosa del genere, a livello più alto. Ammirazione piena di affetto e di fiducia. Perché Dio è “il grande mistero buono a cui ci si affida”. In Lui il bene, il bello ed il vero si unificano e per questo noi ci inchiniamo davanti a Lui; ma non sentendoci schiavi, ci inchiniamo pieni di affetto.
Noi lo onoriamo: l’adorazione porta in sé anche questo senso di “rendere onore” per la sua grandezza. Tutto questo è espresso nell’A.T. con un’espressione che rischiamo di fraintendere: quella profonda ammirazione accompagnata dall’affetto e dalla fiducia che è il “timor di Dio” che non è la paura. Tu sai che non sei l’ultimo referente; non rispondi semplicemente a te stesso, neanche agli altri, neanche al mondo; in ultima analisi noi rispondiamo a Dio che sta sopra di noi. Noi ci inchiniamo davanti a Lui, presi dal senso del suo mistero. Noi siamo ben felici di fare questo. Ciò significa che la realtà che ci circonda non la possiamo né la vogliamo dominare noi. Ci rendiamo conto che essa è immensamente più grande di noi perché rinvia a Lui ed a Lui noi ci affidiamo. Adorazione = ammirazione, affetto, fiducia.
Dentro questo quadro dell’adorazione possiamo mettere anche la “religione“. Con il termine religione indichiamo il giusto atteggiamento nei confronti di Dio.
La religione è una serie di comportamenti? Innanzitutto vi si riconosce Dio e si dà alla propria vita una certa impostazione. In latino il termine “religio” allude anche all’atteggiamento della “pietas”, della pietà: riconoscimento dell’esistenza di Dio come mistero a cui affidarsi e da cui tutto deriva e dipende. Di conseguenza la religione porta con sé anche un’etica, un comportamento, una morale: guardo il mondo, guardo me stesso, il presente, il futuro in prospettiva di Dio in cui credo.
La risposta al senso del limite, del mistero è l’adorazione di Dio e dunque la vera religione.
I segni evidenti, palpabili, immediatamente visibili a questa giusta risposta del senso del limite e del mistero sono tanti. Sottolineiamone tre. Un persona che adora veramente Dio si presenta agli altri:
- forte e serena; non è spaventata dal futuro, dalla morte, dalla malattia; sa che Dio c’è; che tutto è nelle mani di Dio; perché ama immensamente Dio; si fida di Lui; ne riconosce la grandezza e non pretende di essere il gestore autonomo della sua vita.
- benevole od amorevole. Ha uno sguardo buono verso gli altri. Non è geloso, invidioso, non si approfitta degli altri, non è attaccato alle cose che ha, non vuole avere sempre di più, è capace di perdonare, non se la lega al dito, …
- onesta e retta. Dice quello che pensa e dice le cose non per sé stessa o con secondi fini.
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Tutto questo quadro a confronto con l’altro quadro: la magia e tutto quello che essa porta con sé; essa si capisce per contrasto a questo quadro.
La magia è una risposta falsa al senso del limite e del mistero che, in verità, ha certe caratteristiche simili, però è la caricatura, il mostro della vera fede. Qual è la risposta falsa? È la risposta della superstizione. Ad adorazione si contrappone superstizione che è la caricatura dell’adorazione di Dio. È la falsa religione: è una esperienza di falsa religione senza Dio. È come se vi trovassimo alcuni elementi dell’adorazione che, però, sono stati avvelenati. Se togliamo dall’orizzonte la realtà di Dio come essere personale che si incontra, come Essere creatore che ha fatto esistere ogni cosa, di cui ci si fida affettuosamente, restando ammirati per quello che è e per quello che fa, rimane il limite ed il senso del mistero che provoca l’angoscia. Si ha la sensazione che esiste “un potere o poteri” che non si possono controllare; chi può dire qualcosa sul futuro: che cosa accadrà tra una settimana, tra un mese? E sulla malattia: come faccio a fermarla? E sulla morte: posso sapere io qualcosa sulla morte? Se andiamo in questa direzione chi può rispondere a tutto questo se non c’è più Dio? Si va ad altre cose a cui diamo alcuni nomi.
Di fronte all’esperienza del limite e del mistero che è completamente buio si ha la sensazione che esiste un potere variegato con cui si debbano fare i conti e l’uomo cerca di capire qualcosa riguardo a questi poteri per essere in grado di gestire qualcosa del proprio presente e futuro. Allora alla paura del futuro si risponde con la divinazione o negromanzia: andiamo a cercare qualcuno che dice che cosa succederà a me, a mia moglie, ai figli tra un mese, tra un anno. E questo lo farà attraverso la lettura delle carte o della mano od attraverso le stelle; così noi siamo in pace: possiamo sapere in anticipo quello che ci succederà. Divinazione: insieme di atti posti al fine di conoscere ciò che umanamente non è conoscibile, per esempio il futuro o cosa c’è dopo la morte.
La divinazione si intreccia con lo spiritismo: cerco qualcuno che fa da medium e parla con i defunti. Così affronto la morte, vengo a sapere che c’è dopo di essa. C’è anche l’aspetto anche tragico: non solo il sapere, ma anche l’agire. Posso io fare in modo che questi poteri misteriosi non mi facciano del male? Posso intervenire in qualche modo per ingraziarmi questi poteri? Come faccio? Attraverso la magia: attraverso qualcuno capace di compiere gesti che non conosco; attraverso qualcuno dotato di poteri particolari, attraverso i maghi. Questi maghi che fanno ? Agiscono, compiono questi gesti magici che hanno i loro rituali, similmente a quanto si fa in chiesa. Non a caso questi maghi usano elementi religiosi. Gesti e formule che ci impressionano perché sono misteriosi. Abbiamo la sensazione di essere al sicuro perché queste persone, si che conoscono le cose!
Tutto sommato questo è ancora buono; cerchiamo tutto questo per difenderci; non vogliamo che ci accada il male e ci ripariamo sotto le ali di questi maghi. Può succedere che tutta questa potenza o potere oscuro lo si utilizzi per far del male a qualcuno ed allora si va dai maghi con l’intenzione di colpire qualcun altro. Improvvisamente ci rendiamo conto che tutto questo può diventare pericoloso perché si entra in una realtà che di per sé non è buona: può succedere che funzioni. Il male porta con sé sempre altro male.
Da questo si ricava che esiste un’esperienza che l’uomo può fare e che è esattamente contraria a quella dell’adorazione. È una sorta di contraffazione della grande esperienza dell’adorazione di Dio ed è la superstizione fatta di negromanzia, spiritismo e magia. Si ha una sorta del misterioso senza Dio: esso diventa realtà oscuramente misteriosa.
Non avendo più la possibilità di affidarti ad un mistero buono e di avviarti affettuosamente e con ammirazione a tutto ciò che è più grande di te, sei avviato ad affidarti ad un potere oscuro di cui, tutto sommato, hai paura che ti rendi conto di non poter gestire e che, d’altra parte, devi affrontare. Se ti lasci prendere da alcune logiche di male, cominci a cavalcarlo e ciò potrebbe essere l’occasione per colpire qualcuno.
I segni per cui siamo di fronte ad una risposta falsa al senso del limite e del mistero di cui si parlava (i segni dell’adorazione vera: fortezza e serenità, benevolenza ed amorevolezza, rettitudine ed onestà) sono:
- curiosità morbosa, cioè lasciarsi attrarre da qualcosa senza che questi tocca profondamente il cuore.
- senso di paura; ci si affida senza la percezione di essere più sicuro; magari si prova da un’altra parte per verificare se si dica la stessa cosa. Tanto più si entra in questo ordine di agire, tanto più difficile è uscirne. Si crea una sorta di dipendenza tipica di queste realtà senza o contro Dio. Perché tutto ciò che si contrappone a Dio oppure accade a prescindere da Lui non ha come scopo la vita dell’uomo, ma tendenzialmente la sua morte. Si tratta di dipendenza distruttiva. Analogia con il fumo (blandamente), alcool, stupefacenti, gioco, …
Questi fenomeni vanno presi sul serio, anche dal punto di vista psichico; sono fenomeni mortali, distruttivi. È come se l’uomo ne rimanesse invischiato come nelle sabbie mobili. Quando parliamo di magia, spiritismo ci riferiamo ad esperienze con queste caratteristiche in cui c’è in gioco una potenza alternativa a Dio, ma che ha in sé qualcosa di Lui che è stato stravolto. Il mondo nel quale viviamo fa parte di questa esperienza; il mondo in cui viviamo è un mondo da redimere. Il mondo è stato già redento dalla missione, morte e risurrezione del Signore, ma la cui redenzione è “in corso” perché dipende dalla libertà degli uomini. La libertà dell’uomo può giocare in modo da impedire questa redenzione e consegnarsi a qualcosa che non si può gestire fino in fondo appunto perché la dimensione di mistero del mondo ha anche in sé questo lato oscuro che invoca, grida la redenzione di Cristo che è capace di redimere tutto questo. Però bisogna consegnarsi a Lui nella fede. Se si chiudono le porte al mistero di Dio non è detto che poi si faccia esperienza di ciò che progressivamente distrugge.
La redenzione è quindi cosa molto seria ed assolutamente necessaria perché altrimenti ci possono essere derive in cui l’uomo vene progressivamente annullato attraverso esperienze non più degne di lui e che adagio, adagio lo fagocitano. Il satanismo è l’esperienza peggiore, l’apice in negativo.
Conclusione: l’esperienza che facciamo della vita e del mondo ha in sé un lato oscuro da non sottovalutare. Quando diciamo che il Signore Gesù ci ha redento, che intendiamo dire? Che cos’è la redenzione o la salvezza? La liberazione dal peccato. Il peccato che cos’è? Quando diciamo di avere peccato per aver parlato male di una persona, ci dovremmo chiedere perché ho parlato male di quella persona. Ci rendiamo conto che prima di un’azione c’è un’intenzione Ciò che ti ha portato a questa intenzione è il tuo desiderio che non controlli più di tanto. Come sorge il desiderio in noi? Perché diciamo: “È stato più forte di me?” Come nascono i nostri desideri? Noi attraversiamo esperienze che non siamo in grado di controllare sino in fondo. Che cos’è la tentazione? È Dio che ci tenta? È il diavolo che ci tenta? Forse che neanche il diavolo non sia stato tentato? Forse la tentazione è legata a qualcosa che noi siamo, forse alla nostra libertà per cui dobbiamo scegliere e quindi potremmo scegliere anche per il male.
Che ci piaccia o no, la sensazione che viviamo in questo momento è quella di chi sente dentro di sé il male, a volte nella forma caotica di desideri di cui ci vergogniamo. Tutto questo non è evidente perché non posso gestirlo. C’è però anche una dimensione cosmica del male: è come se nella realtà che ci circonda ed in cui traspare il grande mistero di Dio nella sua bellezza, ci sia anche qualcosa che ci rattrista ed impaurisce: è il male che percepiamo. Quel male di cui la Scrittura ci dice che un giorno verrà definitivamente vinto, ma che adesso non è ancora vinto; meglio è vinto attraverso di noi, attraverso la nostra libertà. Il male che incontriamo attorno a noi nelle sue varie espressioni può essere vinto perché nella morte di Cristo e la sua risurrezione ha già stato vinto; ora ha bisogno della nostra ratifica nella libertà, perché Dio ci tratta come persone vere. Non vince al nostro posto, vince con noi.
Se il mondo è stato redento e continua ad esserlo nella storia, significa che il male che è stato vinto e che adesso viene vinto attraverso la nostra adesione di fede, viene vinto dal Signore risorto attraverso di noi, è un male che ha l’aspetto di una realtà del mondo non sotto il nostro controllo e che in qualche modo ci attrae spingendoci ad eliminare Dio dalla nostra vita e quindi impedendo l’atteggiamento dell’adorazione per consegnarci all’atteggiamento contrario che è quello della paura di fronte ai poteri oscuri e quindi la ricerca della magia.
Tutto questo fa parte della nostra esperienza. Anche chi frequenta la chiesa, poi potrebbe tranquillamente andare a “fare le carte”, a partecipare a qualche seduta spiritica. Gli si chiede: “Perché lo fai?” Risponde: “Così, non si sa mai.” Qui c’è veramente una contraddizione. Mentre Dio ci ama veramente lasciandoci liberi, dall’altra parte siamo catturati e soggiogati, c’è una logica diversa, quella della cattura, della dipendenza che, adagio, adagio annienta.
Di fronte a questa esperienza di una potenza magnetica oscura che progressivamente attanaglia, la magia ha tutto questo, noi siamo affascinati. Il male ha un suo fascino. Ha argomenti che ci interessano e che attivano una potenza magnetica negativa. Senza il Signore anche solo il parlare di questi argomenti, comunque il parlarne troppo, diventa molto pericoloso.
C’è anche una sorta di macabra compiacenza a vedere il male; milioni di persone sono andati a vedere il video di Al Zarkawi in cui si decapitava. La vera risposta a questi pericoli reali e seri credo sia nel dare alla nostra esperienza religiosa un peso sempre più grande. Tanto più diventiamo veri adoratori di Dio, tanto più saremo capaci di difenderci di fronte a tutto questo.
Noi definiamo Gesù “il Signore”. Chi è questo Signore? È Dio od è Gesù? Ma Gesù è Dio. Perché lo chiamiamo Signore e non Dio? Perché non diciamo “Dio sia con voi” e diciamo invece “il Signore sia con voi”? Il termine Signore è molto bello perché indica colui che ha la signoria, è onnipotente. “Il Signore sia con voi” significa che sia con voi colui che ha il potere di difendervi, salvarvi, benedirvi.
Nella vita non riusciamo a spiegare fino in fondo l’esperienza del Signore, cioè l’esperienza della grazia. La vita di grazia è la vita condotta sotto la sovranità del Cristo risorto e dello Spirito santo che ci raggiunge nelle pieghe della nostra realtà interiore, della nostra mente, affetti e ci custodisce da desideri contrari, da tutto ciò che è contrario e che non riusciamo gestire fino in fondo. C’è lo spazio per un cammino di fede nella grazia di Dio. Questa è la grande medicina contro la magia, contro lo spiritismo e contro la negromanzia. Perché una vera esperienza di Dio, del Signore Gesù Cristo è una esperienza pacificante, ma che anche irrobustisce.
Una esperienza al riguardo è quella di Lc 10, 17-20: «I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome. Egli disse:”io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sono sottomessi a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Come dire: “voi potete dare la risposta giusta alle vostre paure, alle vostre angosce, alla paura del futuro, delle malattie, della morte”. Possiamo far fronte a poteri che ci spingono a dare la risposta sbagliata. Rallegratevi però che i vostri nomi sono scritti nei cieli: siamo cittadini del cielo, siamo familiari di Dio, fratelli del Cristo risorto; chi mai ci potrà fare del male se crediamo e ci affidiamo a Lui?
L’esperienza vera della fede, l’esperienza della religione cristiana permette di vivere questo atteggiamento di totale abbandono a Dio nella potenza del Cristo risorto che ha redento il mondo e che lo custodisce per tutto ciò che in qualche modo attenta alla felicità dell’uomo.