prof. Antonio Andolfatto – Somma Lombardo – 28/03/2007
Insegna religione – laico, coniugato da 29 anni con tre figlie
Due paraboline introduttive:
Si racconta di un uomo che arrivò in una città una fredda mattina d’inverno. Come entrò nell’albergo, notò che ognuno là dentro girava scalzo, incluso il personale e i clienti.
Sedutosi al tavolo per la colazione, incuriosito chiese al cameriere: “Perché non avete le scarpe? Non le conoscete?”
“Ovvio che conosciamo le scarpe!” replicò il cameriere un po’ offeso.
“E allora perché non le calzate?” chiese il visitatore.
” Ah, questa è una buona domanda!”, rispose il cameriere, “Già! Perché non abbiamo le scarpe?”
Dopo colazione il visitatore volle fare un giro per la città, ammantata di neve. Anche per le strade la gente girava scalza. Stupito, chiese a un passante: “Perché non avete le scarpe? Non sapete che vi proteggono i piedi e rendono la vostra vita più confortevole?”
Il passante rispose: “Credetemi, signore, noi sappiamo tutto sulle scarpe. Vede quell’edificio? Quella è una fabbrica di scarpe. Siamo così fieri di quella fabbrica che ci riuniamo là dentro una volta la settimana e l’amministratore ci spiega quanto siano meravigliose e utili le scarpe!”
“E allora perché non le avete addosso?” insistette il visitatore.
” Ah, questa è davvero una domanda interessante”, rispose il passante.
“Già! Perché non abbiamo le scarpe?”
Quando si tratta di preghiera, molti cristiani sono come le persone di quella strana città.
Sanno tutto sulla preghiera.
Credono che essa sia utile.
Sanno quante benedizioni e pace sgorghino dalla preghiera.
Spesso in chiesa ascoltano anche prediche sull’importanza della preghiera.
Ma se si chiede loro: “Perché non preghi di più?” questi cristiani ti rispondono: “Già! E’ una bella domanda. Perché non lo faccio?”
…O la preghiera trasforma la vita, o la vita eliminerà la preghiera.
Il padre guardava il suo bambino
che cercava di spostare un vaso di fiori molto pesante .
Il piccolino si sforzava, sbuffava, brontolava,
ma non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.
“Hai usato proprio tutte le tue forze?”,
gli chiese il padre.
“Si!” rispose il bambino.
“No” ribatte il padre,
“perché non mi hai chiesto di aiutarti!”.
Spesso, nella vita, ci comportiamo come dei bambini un po’ presuntuosi che pensano di risolvere tutto con le proprie forze. E così non riusciamo a cambiare la nostra vita nemmeno di un “millimetro”…
Pregare è usare “tutte” le nostre forze…
Pensando al tema “davanti a Dio come famiglia”, la prima cosa che ho pensato è: “io come sono stato educato, prima come individuo, secondo come sposo, terzo io e mia moglie insieme alle figlie”. Questi sono i quattro passaggi che vorrei raccontarvi.
- 1. Da soli davanti a Dio. L’incontro con Gesù, salvo casi strani, ci è stato regalato con il battesimo anche quando non capivamo nulla. Poi con la Prima Comunione, la prima confessione, la Cresima si incomincia a capire, ma in realtà riceviamo solo una completezza di questo dono. Ma l’incontro con Gesù è un incontro unico, personalissimo, con una persona che non può essere pensata come a qualcosa di statico. Come in ogni amicizia, l’incontro, il rapporto è dinamico. Non c’è un’età, un momento per la vita di un uomo obbligato per incontrare Gesù. Possiamo domandarci: “Quando ho avuto per la prima volta la sensazione di non poter fare a meno di Gesù? Quando mi è venuto da piangere dalla gioia di avere incontrato Gesù?” Qui troveremmo età diverse della nostra vita. Ciò vale anche quando due si vogliono bene, si incontrano e poi magari uno è credente e l’altro No.
Sottolineo la splendida preghiera o confessione di sant’Agostino quando scrive: «Tardi ti amai, o bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Mentre tu eri dentro di me, io ero fuori, e ti cercavo lì, in quel mondo di code belle, create da te, verso le quali io, non bello, mi precipitavo. Tu eri in me, ma io non ero con te, e a tenermi lontano da te erano proprio quelle cose che neppure esisterebbero, se non esistessero in te. Hai chiamato, hai gridato e alla fine hai spezzato la mia sordità; hai brillato, abbagliato, abbagliato e alla fine hai sciolto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, me ne sono inebriato e ora anelo a te; ti ho gustato e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato e ora ardo dal desiderio della tua pace.» Questa confessione è un canto d’amore. C’è qualche innamorato capace di scrivere qualcosa di più passionale di questo? Prima di arrivare alla famiglia è importante che si interroghi: “Questo Gesù, come l’ho incontrato?” C’è chi si sposa senza aver vissuto un’esperienza d’intimità con Cristo anzitutto da solo. Capita in una coppia d’essere sensibile lei e non lui oppure lui e non lei. Bisognerebbe chiedere ai sacerdoti che cosa rispondono i giovani che si recano loro per sposarsi alle domande loro rivolte. Se dovesse fare un matrimonio veramente cristiano bisognerebbe rimandare questi giovani ben oltre gli incontri previsti per il corso fidanzati. Il dono dell’incontro con Gesù non è così matematico da avvenire in poche lezioni, è un’esperienza di scambio, di una vita di amicizia, di amore, è assumersi responsabilità.
Il mio caso è che ho incontrato una ragazza sui venticinque anni che veniva da un’esperienza casa – scuola – oratorio. Io venivo da un’esperienza diversa, sono stato in seminario fino a 22 anni, poi ho lasciato il seminario, che rimpiango, che è stata un’esperienza meravigliosa che mi ha permesso una fede profonda, ragionata, uno stile di vita che mi hanno difeso come uomo e difeso da certe follie della nostra società laica e mondana. Io sono il secondo di otto fratelli tutti in fila, nati uno dopo l’altro. In famiglia siamo stati educati ad una vita di fede. Ai miei ragazzi dico: «Voi pianificate tutto quando vi dovete sposare e poi non vi ponete il problema se avete la fede tutti e due.» La fede è la base più serena valida della vita coniugale. Io sono gasato all’idea di essere sposato e sposato cristianamente, fiero di questi doni che Dio mi ha regalato in questi anni. Meno male che c’è Lui che ci tiene vicini, che mi tiene una mano sulla testa! Sono contento di avere sposato lei che ha una fede forse meno teologicamente profonda, ma forse che mio papà e mia mamma avevano una fede teologicamente profonda? Sarebbe bello che la fede si potesse fondare biologicamente! Noi italiani non siamo abituati ad approfondire la fede con corsi, come avviene per esempio in Austria, ove vi sono molti corsi serali di sacra Scrittura per laici che svolgono un comune lavoro come tutti. Nel nostro territorio c’è, per esempio, la scuola di Villa Cagnola a Gazzada. La fede è questo incontro con Gesù Cristo.
Certamente anche persone sposate solo civilmente possono vivere bene la loro vita coniugale, ma la coppia cristiana si caratterizza nel rispondere a questa chiamata che è un mistero grande. Nel mio caso mi soffermo su questo mistero: come mai mia moglie, di Cairate, ha voluto proprio me di Bassano del Grappa quando ci siamo incontrati a Fagnano Olona? Che cosa ha trovato proprio in me? Non poteva scegliere diversamente? Eppure ora non ne posso fare a meno. Questo è un mistero grande, renderci conto che noi siamo stati scelti da Dio l’uno per l’altra. E come siamo riusciti in tutti questi anni a mantenerci innamorati?
- 2. Come coppia davanti a Dio. Ci sono due passaggi fondamentali vissuti all’interno della coppia sono la pratica del sacramento dell’Eucaristia e della Riconciliazione. All’interno della coppia c’è da discutere e da litigare (esprimersi ad alta voce), specialmente quando nascono i figli. Di conseguenza abbiamo motivi di allenarci al dialogo, alla pazienza: si va alla Messa separatamente perché la moglie deve preparare da mangiare, il marito va a confessare i peccati della moglie e viceversa; ci si confessa nei momenti forti della liturgia, nelle occasioni importanti. Se non ci si confessa durante l’anno, perché avviene questo? Perché la confessione non fa parte della propria logica? Perché si dice che ci si confessa direttamente a Dio e non davanti ad un prete? Però già si vive all’interno della famiglia l’esercizio dell’Eucaristia e del Perdono quando si chiede scusa al coniuge per qualsiasi motivo. Si mangia insieme, si condivide lo stesso spazio, lo stesso tempo, stessi problemi. La comunione si vive necessariamente con Chi Dio ci ha messo accanto. Quindi l’Eucaristia non può essere semplicemente pensata come un concetto della Chiesa. Se noi dovessimo, per un motivo grave, saltare la Messa domenicale, non stiamo bene, ci manca qualcosa. Lo stesso concetto vale per il perdono, l’essersi scaricati da un peso grosso è liberatorio, dopo c’è festa e gioia. La famiglia cristiana fonda la sua diversità su questo. Quando mi trovo davanti a mia moglie, mi trovo davanti al volto del Signore che me l’ha scelta per me, me l’ha costruita per me. Il volto della mia salvezza è nella mia sposa. Il sacramento ci fa una carne sola. Il riuscire a trasformare il volto di mia moglie, con tutti i suoi difetti, nel volto di Cristo è una cosa che veramente cambia il modo di fare nei suoi confronti. Quindi anch’io sono portato a cambiare e quindi non l’offenderei, come non offendo il Signore, se non per debolezza. Non mi va di vederla piangere. L’essere una sola carne deve essere motivo di testimonianza. L’andare a confessarsi in coppia, a pregare insieme, stare uno di fianco all’altra nell’adorazione, manifestare cure reciproche è tutta questa testimonianza.
- 3. Genitori davanti a Dio. Siamo specchio dei nostri genitori. Il papà di mia moglie, pur essendo socialista nenniano, andava a messa tutte le domeniche. Mio padre e mia madre. Noi genitori davanti a Dio abbiamo imparato dai nostri genitori, persone semplici, ma con una fede granitica. Mio papà, 86 anni, le gambe non gli reggono più, dorme poco, sta sulla sua poltrona reclinabile elettricamente, ha dolori reumatici che sembrano mordergli le braccia e le gambe. Un po’ sordo, ma non cieco. Legge Famiglia Cristiana, ascolta Radio Maria, recita quattro o cinque rosari il giorno. Lui si sta preparando con molta serenità all’incontro con Dio. Il suo pregare insistente è per presentarsi a Dio il più degnamente possibile. Ma non è la strizza che prende ogni anziano di fronte alla morte. Lui continua con coerenza quello che aveva vissuto da giovane. Nel suo raccontare ossessivo e ripetitivo ci ricorda che da giovane sul Grappa faceva anche due o tre ore di marcia per ascoltare la messa domenicale nella chiesetta dei Colli Alti, con vento, neve. Così come quando sotto le armi era uno dei pochi, insieme al Suo amico Beltrame, ad andare a messa o a pregare dietro il filo spinato quando era chiuso nel campo di concentramento a Duisburg. Quando ricorda quei momenti, non è solo ricordo quello che trasmette, ma anche un grazie a Dio, una lode continua per tutti i benefici che ha ricevuto. E se la guerra è stata per lui motivo di sofferenza, di fame, di rischio di morte, è stata anche grazia. Ha portato a casa la pelle, mentre quasi tutti quelli che erano partiti con lui non ce l’hanno fatta, si è sposato con una donna meravigliosa che gli ha dato otto figli. Ha lavorato sodo e duro in fonderia, ha mantenuto la sua famiglia alla faccia di tutti quelli che gli dicevano di guardare di più la televisione; mi ha mantenuto in seminario. Non ha mai chiesto la carità a nessuno, ha lavorato 10/12 ore il giorno, ma mai la domenica. La domenica era dedicata al Signore, ai figli. E tutti i giorni, la sera, “obbligava” noi figli a recitare le preghiere. Questo mi ha trasmesso perché anch’io con la mia sposa possiamo trasmettere la fede ai figli. In mio papà vedo la sua storia della salvezza. Ognuno di noi scrive con la sua vita la sua storia e quando Dio si incarna in questa storia allora diventa storia della salvezza di Dio oggi e davvero Dio continua a camminare col suo popolo. E anche noi come coppia siamo chiamati ad essere storia di salvezza per noi e rivelazione di Dio anche per le nostre figlie. Infatti: in questa società scristianizzata e atea, mi sembra di risentire le stesse sensazioni del popolo ebraico quando si trovava in mezzo a popoli e tribù che adoravano altri dei vari Balaam, Astante, ecc.. Noi viviamo in mezzo a gente che ha altri del da adorare, più moderni e quasi invincibili. Noi siamo chiamati ad essere fedeli, ad essere anche in minoranza, piccolo popolo come il resto di Israele, controcorrente che adora un Dio che non è capace di fermare il terrorismo, la guerra, le ingiustizie sociali; un Dio che rende schiavo l’uomo con i suoi comandamenti, con le sue regole e le sue liturgie. Un Dio che ci vuole alle sue condizioni: coppie fedeli, monogamici, non gay, aperti alla vita, a tutte le vite; un Dio che si arroga il diritto di essere Lui il Signore della vita e che non accetta in nessun modo di delegare all’uomo il diritto di decidere se vivere o morire o di decidere se lasciar vivere o far morire. Noi coppie siamo chiamate a testimoniare la vita contro la morte nel compito impegnativo ed arduo di mettere al mondo delle creature, cui dare una fede, una educazione, una bussola che indichi con chiarezza l’origine da cui veniamo e a cui siamo destinati. Quante coppie hanno paura a mettere al mondo dei figli. Paura perché vedono il loro presente incerto e il futuro ancora più incerto. Paura di non essere più liberi come adesso. Paura dei problemi che ne derivano dall’essere genitori. Paure le più infantili. Paure che derivano dallo sfaldamento delle sicurezze che la società di questi ultimi anni ha messo in piedi. Il brutto è che nessuno vuole ammettere che l’unica vera certezza è nel Signore. Ammetterlo significa impegnarsi con Lui. E lui non è un bambolotto cui puoi fare tutto quello che vuoi. Lui è una persona viva, Lui è il Signore. Lui è l’altro contraente il patto d’alleanza. A Lui si deve il rispetto del patto. Mi sorge il dubbio che l’uomo oggi non sia capace di fare i patti e se li fa non sa rispettarli. Fa i patti con il partner, gli giura amore eterno e poi non gli è fedele, alla prima difficoltà dimentica il patto. Fa i patti, ma li fa con il dolo. Di comune accordo fa un patto che può rompere. Lo stesso discorso si può applicare anche a Dio. Si affida il proprio bimbo al Signore nel lavacro battesimale, lo si vuole rendere figlio di Dio e poi non lo si educa cristianamente. Ci si affida a Dio solo quando si è con l’acqua alla gola. Il nostro rapporto con Dio è un continuo tradimento. Questa familiarità è tradita centinaia e centinaia di volte. Diciamo di amare Dio e mentre lo diciamo siamo blasfemi. Questo modo di vivere è un modo molto umano, molto fragile, molto da peccatori. Se fossimo tra uomini, e ragionassimo tra uomini, il perdono sarebbe fermo, forse, all’occhio per occhio, dente per dente, o ancor peggio. Ma Dio ci ha donato Suo figlio Gesù Cristo che ci ha portato una nuova visione del Padre. Un Padre che ama la giustizia, ma ancor più la misericordia: (Lc 15, 11ss) un Padre che ci ha regalato un’invenzione sconvolgente: il perdono.
- 4. Come famiglia davanti a Dio. Qui dobbiamo distinguere i vari momenti della vita di famiglia.
- Quando i bambini sono piccoli è più facile pregare tutti insieme. É più facile andare a messa tutti insieme. É più facile gasare i nostri piccoli e loro sono capaci di coinvolgere anche noi adulti. Qui hanno un compito straordinario i catechisti e le catechiste che devono promuovere iniziative nei loro gruppi di catechismo per coinvolgere i genitori. Sia i catechisti sia i genitori devono riprendere quella bella e ormai desueta abitudine a far pregare i bambini a voce alta, a far formulare preghiere spontanee e semplici fatte con le loro parole. Per fare questo occorre prendere spunto da quello che si sta vivendo in quel momento, dalla meraviglia che provano per una bella esperienza o per un fatto particolare cui hanno assistito. Se non si fa così si rischia di “pregare astratto”. Occorre far innamorare i bambini di un “amico Gesù” in carne e ossa. Compito della mamma e del papà, sfruttando il momento della buona notte, di questo momento di intimità che sarà uno dei ricordi indelebili per ogni uomo (come il mio attorno alla tavola della cucina). É cosa buona e giusta che ci sia un angolo particolare della casa che richiami il tabernacolo. Un angolo raccolto, della riflessione, dell’intimità, un angolo che non crei distrazioni particolari, ma che rimandi a pensieri di un altro mondo: crocifisso, madonnina, angioletto, un’icona, una candela da far accendere ai bambini perché si sentano parte attiva. Avvicinandosi lì è come essere in chiesa. Pregare lì con i bambini è come una festa.
- Quando si hanno degli adolescenti tutto si complica. Il cammino spirituale dei nostri figli può subire rallentamenti, sospensioni, abbandoni, rifiuti. La preghiera della famiglia non sarà più una preghiera corale. È carità rispettare e non forzare. Ma non forzare non significa rinunciare. I genitori devono essere testimoni ugualmente. Devono essere come il resto di Israele. Fedele al Signore. É il momento per eccellenza dei genitori cristiani; il momento in cui devono fare della loro preghiera anche la preghiera dei figli. L’unità della famiglia si rivela nel sostituirsi ai figli pregando il doppio. Questo è davvero impegnativo! ESSERE CIRENEI. Ma per pregare il doppio noi intendiamo non solo dedicare più tempo alla preghiera in coppia per i figli, ma soprattutto aumentare le attenzioni e le prove d’amore nei loro confronti. L’amore è la forma della preghiera per eccellenza. Il perdono è l’esempio concreto dell’amore e la pazienza è la prova del nove che il Signore è presente nella famiglia. Bisogna lasciare sempre la porta aperta.
Ai figli adolescenti che contestano la preghiera, provare a dire per esempio: «maledetto il giorno che ti ho dato il latte da piccolo.» «Perché?» «Perché piangevi. E quando ti ho dato il latte sei stato zitto, perché avevi fame. La preghiera è il latte spirituale.» La mia figlia maggiore, che era come un “papa boy” perché seguiva il papa in alcuni pellegrinaggi, dopo il Giubileo, inspiegabilmente è cambiata, non va più in chiesa; non si riesce a capire il perché. Non prega lei? Preghiamo più noi!
- Eppure ci sono dei momenti irrinunciabili per la preghiera in famiglia: quello della benedizione dei pasti. Di fronte alla mensa imbandita dall’amore e dalla premura della mamma uno non può non arrendersi di fronte al naturale grazie che nasce dal cuore e se non capisce il rapporto tra l’amore della mamma per lui e il perché la mamma ha fatto questo per amore, rimarrà certamente in rispettoso silenzio di fronte alla formuletta che i genitori recitano. (ecco perché dicevo che non forzare non significa rinunciare). Le ricorrenze, gli anniversari, i momenti difficili, lutti, prove, esami, malattie sono altri momenti in cui la fede vera, la preghiera corretta sono testimonianze che non lasciano indifferenti i nostri ragazzi. Loro, se non partecipano “attivamente” (cosa significa partecipare attivamente?) a loro modo vivono, a loro modo possono incontrare il mistero di Dio e sarà Dio a parlare alloro cuore.
- E quando i figli sono ormai adulti e stanno prendendo il volo? Quando si preparano a una vita a due, quando decidono di convivere o di sposarsi e scelgono convinti o no di vivere queste scelte in autonomia? C’è sempre meno preghiera di famiglia. Raramente c’è un ritorno. Semmai ci fosse è perché non si è capaci di ripudiare definitivamente la tradizione in cui si è stati educati. Ma molte coppie si sposano in chiesa e poi non praticano più la chiesa se non nei momenti tradizionali dei sacramenti dei loro piccoli. Ecco perché con i bambini si possono recuperare a una fede ragionata e più responsabile i genitori che altri non sono se non gli adulti sui quali i genitori non hanno alcun potere.
- Però i genitori praticanti qualcosa hanno lasciato a questi figli adulti che abbandonano le pratiche religiose. Quando saranno nonni l’iniziazione cristiana dei nipotini fa riprendere anche ai figli la catechesi e le preghiere dimenticate. Le proposte che si debbono fare in questi casi, devono essere di qualità, capaci di perforare il cuore, la mente, l’anima delle persone. Pregando bisogna ricordare che abbiamo questo Cristo di cui non possiamo fare a meno.
Preghiera
Si prega in auto,
si prega ridendo,
si prega perdonando,
si prega cantando,
si prega provando schifo,
si prega mantenendosi fedeli
si prega piangendo,
si prega sopportando,
si prega col corpo e con la mente,
si prega imprecando,
si prega amando,
si prega soffrendo,
si prega implorando,
si prega morsicandosi la lingua
si prega seduti, in piedi, bocconi
si prega lavorando,
si prega tacendo
si prega quando si lascia pregare,
si prega mangiando,
si prega facendo silenzio,
Gesù nostro amore dentro di noi.
Una preghiera per uso personale e di coppia
L’anima di ogni vivente benedica il tuo Nome,
Signore nostro Dio,
e lo spirito di ogni carne veneri ed esalti il tuo ricordo
o nostro re, per sempre.
Da sempre e per sempre tu sei Dio
e all’infuori di te non abbiamo un re
che redima e che salvi,
che riscatti, che liberi,
che risponda e abbia misericordia.
In ogni tempo di angustia e di oppressione
non abbiamo un re che aiuti è sostenga
se non te.
Dio dei primi e degli ultimi,
Dio di tutte le creature,
Signore di tutti i nati,
lodabile con ogni lode,
che conduce il suo mondo con grazia
e le sue creature con misericordia:
il Signore veglia, non sonnecchia e non dorme,
desta i dormienti e sveglia gli assonnati,
fa vivere i morti e guarisce gli ammalati,
apre gli occhi ai ciechi e raddrizza i curvati,
fa parlare i muti e svela le cose nascoste:
Te soltanto noi ringraziamo.
E anche se la nostra bocca
fosse piena di canti come il mare
e la nostra lingua di inni
come la moltitudine delle sue onde
e le nostre labbra di lodi
come gli spazi del firmamento
e i nostri occhi fossero lucenti
come il sole e la luna
e le nostre braccia fossero tese
come le ali delle aquile in ciclo
e le nostre gambe fossero leggere
come quelle delle cerve,
noi non saremmo abbastanza capaci
di lodarti, Signore nostro Dio,
né di benedire il tuo Nome, o nostro re,
per una sola delle migliaia di migliaia
e per le innumerevoli miriadi di miriadi
di benevolenze, di segni e di prodigi
che hai operato con noi e con i nostri padri
fin dal tempo antico.
Dall’Egitto ci hai redenti,
Signore nostro Dio,
dalla casa degli schiavi ci hai riscattati;
nell’indigenza ci hai nutriti
e nell’abbondanza ci hai sostentati,
ci hai salvati dalla spada,
ci hai scampati dalla peste,
da molte e gravi malattie
ci hai preservati.
Cosi tanto ci hanno aiutato le tue misericordie
e non ci hanno abbandonato le tue grazie.
Perciò le membra che in noi suddividesti ,
lo spirito e l’anima che infondesti
nelle nostre narici e la lingua
che hai messo nella nostra bocca
confesseranno, benediranno,
loderanno, venereranno e canteranno
il tuo Nome, o nostro re, per sempre.
Perché ogni bocca ti confessa
e ogni lingua ti loda
e ogni occhio guarda a te
e ogni ginocchio a te si piega
e ogni altezza davanti a te si prostra
e i cuori ti temono
e tutti gli organi interni e le reni
cantano al tuo Nome,
come è detto:
«Tutte le mie ossa diranno:
Signore, chi è come te?
Tu liberi il debole da chi è più forte di lui,
il povero e il misero da chi lo depreda»
Tu ascolti l’invocazione dei poveri,
porgi l’orecchio al grido del misero
per salvarlo, come sta scritto:
«Cantate al Signore, voi giusti,
agli uomini retti si addice la lode»
Dalla bocca degli uomini retti sei esaltato,
dalle labbra dei giusti sei benedetto,
dalla lingua dei fedeli sei santificato,
e dal cuore dei santi sei lodato.
da//’Haggadadl.Pesah Ed. a cura di F.D. Belgrado, Firenze 198
Compito
Ci impegniamo a pregare di più.
A pregare possibilmente in coppia.
Pregare tutti i giorni
Con una messa infrasettimanale
Insieme come coppia nelle celebrazioni della comunità.