Msg. Giovanni Giavini 02/12/2002 Dio e l’uomo nel N.T
Campo vastissimo, scelti otto punti da svolgere:
- Per ben partire, fissiamo lo sguardo su Gesù come appare dai quattro vangeli, non dai vangeli apocrifi (Maometto parla anch’egli di Gesù e della Madonna, ma attingendo soprattutto dai vangeli apocrifi; la produzione dei vangeli apocrifi è durata quasi tutto il medio evo; in essi vi sono tante “storielline” quasi per la preoccupazione di riempire tutti i vuoti sulla vita di Gesù, in particolare sulla vita di Gesù bambino, ragazzo che non appaiono nei quattro vangeli canonici. Esempio: i Magi, quanti erano? Come si chiamavano? Da dove esattamente venivano? Ancora, il bue e l’asinello non ci sono nei nostri Vangeli. Ancora il miracolo di Gesù bambino che vivifica gli uccellini di fango. I bambini che Gesù fa morire per castigo e poi li risuscita dando loro un calcio.) I vangeli apocrifi sono soprattutto preoccupati di evitare lo scandalo dell’incarnazione, della passione, della morte di Gesù ed in genere esprimono l’idea che tra Dio ed il mondo c’è un’infinita distanza incolmabile (la montagna di fuoco del Sinai, Esodo) e Dio non può rendersi presente nel mondo perché i due mondi sono nettamente separati ed inavvicinabili, così come lo spirito e la materia sono due entità del tutto separate, il bene ed il male, l’anima ed il corpo. Al più, dal mondo della divinità può scendere una figura che prende sembianze umane (fa finta di essere uomo) come un vestito, e viene in mezzo agli uomini solo per far conoscere il mondo di Dio e dare loro istruzioni per raggiungere la salvezza. Dopo di che questo “essere divino” torna su; queste erano le idee degli gnostici che riducevano il messaggio cristiano ad una conoscenza (gnosi = conoscenza). Niente incarnazione e soprattutto niente passione e morte.
San Giacomo nei vangeli apocrifi va sul Calvario, vede i tre crocifissi e piange vedendo quello che gli sembrava il suo caro maestro soffrire inchiodato alla croce. Ma poi si sente toccato di gomito e vede il vero Gesù che gli dice: “perché piangi? Non piangere, io non sono lì, quello è un mio sosia; io sono qui con te che rido”. Anche Maometto ricorda ciò e così evita lo scandalo dell’incarnazione, passione e morte di un figlio di Dio. Già che Dio avesse un figlio non gli andava bene e per di più un figlio che si fa uomo e va in croce è addirittura un assurdo ed una bestemmia che dicono i cristiani che è meglio far fuori per la dignità e l’onore di Allah. Noi invece guardiamo a Gesù come ce lo presentano i quattro Vangeli.
I Vangeli dell’infanzia di Matteo e Luca che ci presentano Gesù come un bambino tra bambini, uomo tra uomini, ebreo tra ebrei; anche lui ha una dinastia, una genealogia, una nascita, una crescita, anche lui viene circonciso come i bambini ebrei, ma non è solo un bambino ebreo, Ha anche aspetti straordinari, divini (a 12 anni al tempio, dice ai suoi genitori stralunati, che non capivano, che lui lì era nel tempio, nella casa del Padre suo).
- Ricordo una pagina straordinaria ricordata in tutti e quattro i vangeli e negli Atti: il battesimo di Gesù; episodio impressionante e significativo per i primi cristiani (noi avevamo messo in seconda linea per molti secoli questo episodio; ora però abbiamo uniche una domenica speciale sul battesimo di Gesù). Ad esempio dal Vangelo di Marco “inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, come è scritto nel profeta Isaia: “Ecco io mando il mio messaggero (angelo) davanti a te, egli ti preparerà la strada, voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle ai fianchi, si cibava di locuste e di miele selvatico (era come un Elia redivivo) e predicava “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma Egli vi battezzerà con lo Spirito santo”
Giovanni è stato presentato come un angelo, come una voce che annunzia l’arrivo del Signore, veramente grande come Elia, eppure annunzia Uno più grande di lui che battezzerà con lo Spirito santo, cioè con la forza di Dio, misteriosa come il vento; in termine ebraico, stesso termine che per il vento; che ha tanta forza e che non si può afferrare, realtà potente, vivificante, trasformante. San Giovanni Battista, sappiamo, pensava soprattutto alla forza divina del giudizio, separazione del grano dalla zizzania, bene dal male, luce dalle tenebre, buoni dai cattivi; poi andrà in crisi per queste sue prospettive.
“In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni; un rito per i peccatori; e Gesù si è messo in fila con i peccatori, quasi peccatore anche lui, però questa volta non si dice “per la remissione dei peccati”. Questo mettersi in fila di Gesù tra i peccatori per ricevere un rito di penitenza è scandalo; eppure i primi cristiani hanno ricordato questo episodio significativo. Perché? “Uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli (immagine per dire che c’è rapporto tra il mondo di Dio ed il nostro) e lo Spirito discendere su di lui come una colomba (non come vento impetuoso; contrasto tra forza divina ed una colomba). E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” Questo uomo tra uomini peccatori, quasi peccatore anche lui come gli altri è più grande di Giovanni Battista, è dotato della forza dello Spirito santo di Dio, però come colomba, ed era il Figlio prediletto di Dio, come Isacco era il figlio prediletto (amato) da Abramo (e non Ismaele, altro suo figlio) a cui Dio comandava di andare ad immolarlo. E chi leggeva questo episodio poteva chiedersi:”E Gesù avrà anche lui un destino simile? Questo episodio è già molto eloquente sul tipo di presenza e di missione del Figlio di Dio in mezzo a noi uomini.
- Uomo tra uomini; in particolare quale tipo di uomini e donne? Malati, lebbrosi, paralitici, peccatori, peccatrici, indemoniati, indemoniate. Questa era un po’ la compagnia solita di Gesù e per di più stava anche a tavola con loro, cosa che indubbiamente scandalizzava perché lo spezzare il medesimo pane, bere al medesimo calice con loro, come facevano allora, indicava convivialità, pace, alleanza, comunione. Il vero Messia non farebbe così; stesso ragionamento di Maometto: Dio non fa così, non può fare così, è indegno di Dio fare così. A questo proposito Mc 5, 1-20 sull’indemoniato geraseno:
Intanto giunsero all’altra riva del mare (mare per gli Ebrei era male), nella regione dei Geraseni (regione paganeggiamte). Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri (luogo di morte, analogamente al mare) un uomo posseduto da uno spirito immondo (forza cattiva). Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con catene e ceppi nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre (forza contro se stesso). Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce, disse: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!” (cerca Gesù e lo respinge, è un uomo lacerato) Gli diceva infatti: “Esci spirito immondo, da quest’uomo!”(in greco non è scritto “da quest’uomo”, bensì “dall’uomo”; il geraseno è visto come un segno della situazione dell’uomo) E gli domandò: “come ti chiami?” “Mi hanno chiamato Legione , gli rispose, perché siamo in molti”. E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.
Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono:” Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi”. Glielo permise. (e qui appare la stranezza del comportamento di Gesù, quasi controproducente, che sconquasso economico!) E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone in mare; (adesso è lo spirito immondo che va a finire nella morte; l’uomo è liberato) erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. (avevano capito di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario; uno che era riuscito a rendere sano e liberare l’indemoniato) Quelli che avevano visto tutto spiegarono loro quello che era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Qui è presentata la figura di Gesù in molti dei suoi aspetti; Gesù, uomo tra gli uomini, ma dotato di una forza superiore a quella di una legione di mali; libera l’uomo, però mette in crisi il portafoglio. Lo accettiamo o no? Lo accettiamo per metà? Di queste pagine non ce ne sono nel Corano. Modo molto plastico dei primi cristiani di presentare Gesù! Ricordo Gesù non solo con gli indemoniati, con il servo del centurione a cui fa del bene anche se uomo del potere straniero, con la donna assiro-fenicia , con la cananea, degli odiati Cananei; in lei riconosce una fede così grande come non aveva mai trovato in Israele.
- Gesù uomo, ma non soltanto uomo; c’è un mistero da sondare dentro di lui; è il suo mistero divino; Gesù si trova di fronte anche al mistero del Padre; certo Gesù ha un’idea del Padre suo come mai nessuno l’ha avuta (Abba/papà); Nel Getzemani Gesù è a terra, suda sangue, prega, “Abba, se è possibile passi da me questo calice” e sulla croce secondo Matteo e Marco “Dio mio, Dio mio, perché…” è uomo e non solo uomo di fronte al mistero del Padre e di fronte al mistero del cuore dell’uomo. Ed è per queste due cause che Egli va a finire proprio male, va a finire sulla croce. Allora, secondo la mentalità corrente e secondo la legge di Mosè, un crocifisso era da considerare un maledetto. Secondo i pagani, secondo Cicerone era meglio nemmeno parlare di queste cose orrende. San Paolo sottolineerà questo: “Gesù, pur essendo di natura divina (possedendo diritti divini), si spogliò di tutto questo, prese la forma di tapino (letteralmente dal greco), di servo, fino alla morte ed alla morte di croce. La tentazione dei vangeli apocrifi, degli gnostici: “è tutta una finta, una messa in scena, ma Gesù non ha sofferto così”. Dietro questa conclusione tragica, da orrore, stava una scelta d’amore per i suoi condotta fino alla fine, come dice Giovanni 13, 1-11):
- Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. ( e stando al Vangelo di Giovanni ha lavato i piedi anche a Giuda) Scandalo di san Pietro: “a me i piedi non li lavi!” “Ah si? Allora tra me e te tutto è finito!” “Allora lavami pure”. Anche per San Pietro c’era questa idea che non è degno del Figlio di Dio mettersi a lavare i piedi sporchi; il Messia, Figlio di Dio ha altre cose da fare. Poi Gesù gli ha fatto capire che Lui tornava a Dio, ma facendo il servo; che si ricordasse di fare così anche lui. Immagini come queste non si trovano assolutamente nel Corano. Giovanni non dice “giunta la sua ora di morire” ma di “andare a Dio” certo attraverso la morte. Poi sappiamo che Gesù riemerge dalla morte. E sempre secondo Giovanni, Gesù risorto, mediante una donna, (le donne sono valorizzate nel Vangelo) e fa dire per la prima volta ai discepoli “miei fratelli” anche se lo avevano abbandonato, rinnegato e tradito. “Ascendo al Padre mio e Padre vostro” C’è comunione rinnovata, nuova ed originale. Chi se l’aspettava? Sappiamo che di questi discepoli chiamati fratelli, Dio ne ha bisogno: devono andare nel mondo a portare il lieto annuncio che comprende l’amore di Dio. Gesù, sempre secondo Giovanni dice: “Dio ha tanto amato il mondo (non gli angeli) da dare il suo figlio unigenito perché chi creda in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Non per giudicare il mondo, ma affinché il mondo si salvi per mezzo di Lui. Chi crede in Lui non è condannato, ma chi non crede in Lui è già stato condannato perché non ha creduto nell’unigenito figlio di Dio. Da questo si ricava che in Dio c’è un Padre, un Figlio che una cosa sola con Lui, pur essendo Figlio ed uno Spirito santo. Pur restando l’idea di un Dio unico. I primi cristiani sono rimasti sul Dio unico; dopo alcuni secoli è emerso il concetto dell’unità e trinità di Dio che tanto scandalizza i mussulmani: “voi non siete monoteisti, ma triteisti; oppure avete un dio solo, il Padre, un Dio di serie B ed un Dio di serie C. Questo è un punto di divergenza tra cristiani e mussulmani. Il vero punto di divergenza è però questo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” e, calandolo nella nostra storia, fino alla morte in croce. Tutto questo non è solo una differenza di carattere teologico; ha anche la conseguenza di guardare alla vita dell’uomo nel mondo: se Dio ha tanto amato il mondo tanto da dare il suo Figlio significa che Egli ci ama tanto da volerci far diventare anche noi suoi figli. Il tema dell’alleanza è giunto fino ad una maturazione impensabile; molti ebrei non hanno accettato questo; lo hanno accettato Pietro, Giovanni, Paolo, ecc…i primi cristiani che furono dapprima tutti scandalizzati della vicenda di Gesù nel mondo, poi l’hanno accettata ed annunciata a tutti. Quale altra religione annunzia cose di questo tipo? Passate, presenti e future?
- Siccome Dio ci ha tanto amato da dare il suo figlio unigenito, quale sarà la morale cristiana? Quella dei comandamenti? No, quella dell’amore. “Ama il tuo prossimo come te stesso” è la morale del buon Ebreo, dove il termine prossimo era il connazionale, collaboratore, amico; gli altri erano stranieri o nemici per cui valeva un’altra morale. Gesù dice: “avete inteso che fu detto ama il tuo prossimo (quindi puoi odiare il nemico)”. E’ un concetto ristretto di prossimo, un concetto ad esempio di Qumram (odiare tutti quelli che non erano della loro comunità). Gesù insegna che bisogna amare anche i nostri nemici, anche perché la carità incomincia sempre dal vicino; amare il lontano non costa poi tanto quanto amare quelli che sono sempre a contatto con me, marito e moglie, ecc… altrimenti sono vuote parole. Il punto di riferimento dei discepoli di Gesù non è la legge, ma il Dio della legge (siate perfetti come è perfetto il Padre mio che sta nei cieli che fa sorgere il sole e piovere sui buoni e cattivi e soprattutto ha mandato il suo Figlio unigenito). Nell’ultima cena: “questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Questa morale cristiana, del discorso della montagna, che non annulla i comandamenti; ma non è la morale dei comandamenti, che sono considerati il minimo al disotto del quale c’è la Geenna.
Amate i nemici, non fate loro la guerra, se uno vi schiaffeggia su una guancia, porgigli anche l’altra, se uno ti costringe a fare un miglio con lui, fanne due, dà a chi ti chiede; certo sono detti paradossali; anche Gesù, quando ha preso uno schiaffo, che ha fatto? Ha cercato di far ragionare il suo percuotitore. Però ha continuato la sua missione senza chiamare dodici legioni di angeli e senza scendere “adesso” dalla croce (almeno per cinque minuti) per farsi credere come gli chiedevano di fare. E’ rimasto in croce. E proprio allora nascono i primi veri atti di fede (il centurione romano, Giuseppe di Arimatea , il buon ladrone e forse anche Pilato che ha concesso onorata sepoltura a Gesù. Secondo i vangeli apocrifi Gesù ha fatto solo finta di morire in croce.
- Pagina delle beatitudini: che significa questa pagina, in particolare in Matteo 5; che cosa dice Gesù di tutti gli uomini, non solo dei suoi discepoli, che l’hanno conosciuto e gli hanno creduto? Ecco la risposta: “beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei Cieli” cioè gli umili, con cuore povero davanti a Dio e davanti agli altri uomini. “Beati gli afflitti perché saranno consolati; beati i miti perché erediteranno la terra; beati quelli che hanno fame e sete della giustizia (di Dio e degli uomini) perché saranno saziati; beati i misericordiosi perché riceveranno misericordia; beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figlio di Dio; beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli; beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Per quest’ultima beatitudine rifacciamoci alla struttura del tempio di Gerusalemme costruito da Erode il grande, sulla collina; salendo c’era un primo portico in cui tutti potevano entrare: i puri di razza come gli Ebrei, ma non i pagani; oltre il quale i pagani (gognì) non potevano accedere; potevano anche venir uccisi per una simile trasgressione e l’autorità romana lasciava fare; poi in un secondo portico all’interno del primo non potevano entrare le donne perché, pur essendo pure per razza, non essendo circoncise, erano sempre mezzo immonde; poi nel cortile più interno potevano entrare solo i maschi ebrei che erano circoncisi; nel tempietto vero e proprio, potevano entrare solo i sacerdoti, purissimi super extra. Per arrivare al luogo privilegiato “per vedere Dio”, per avvicinarsi a Lui c’era tante barriere; Gesù dice: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Era come se il tempio di Gerusalemme saltasse per aria. Tutti quelli che cercano Dio con cuore sincero e cercano di essere sinceri anche con il prossimo, siano essi pagani o ebrei, maschi o femmine, laici o sacerdoti, tutti possono avvicinarsi a Dio, proprio tutti. Nemmeno la chiesa cattolica ha ancora capito bene quanto ha detto Gesù. Egli non ha detto “beati tutti”, ma non ha nemmeno detto “beati i miei discepoli, beati i cattolici piuttosto che i protestanti, gli ebrei piuttosto che gli altri”, ecc… Ha detto “beati tutti quelli che, partendo da un cuore umile, con tutti i loro limiti, cercano di essere uomini e donne di misericordia, che cercano Dio con cuore sincero e cercano di essere sinceri anche con il prossimo. Chi ha escluso? Proprio nessuno? Gli orgogliosi sono compresi? Quelli no; forse è la categoria più esclusa; perché l’orgoglioso non è un povero di spirito, è un ricco, dice “basto a me stesso, non ho bisogno di nessuno”. Questa è la posizione più stupida che ci possa essere, ma alle volte noi siamo così stupidi. Questa pagina delle beatitudini dice che Gesù è Gesù, non è uno qualunque, non lo si può confondere con gli altri, ma ha un messaggio, ha un amore che non ha veramente confini; ci può essere dentro chiunque, un mussulmano, un buddista, un induista, lasciamo al Padre eterno giudicare. Come è aperta questa pagina del Vangelo! Pur non essendo qualunquista, pur non essendo buonista. Non è chiusa con una chiesa, con una classe. Che si vuole di più dal Vangelo? E’ stupendo!
- Conclusione con la pagina del prologo di san Giovanni, pagina magnifica che si ricollega con la prima pagina della bibbia: “in principio Dio creò il cielo e la terra, poi, Dio disse, la parola di Dio”; e Giovanni: “in principio c’era la parola” Gv, 1-18:
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In Lui era la vita
E la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta. (o meglio non l’hanno vinta; lotta bene/male)
Venne un uomo mandato da Dio
E il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
Per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva rendere testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo
La luce vera,
quella che illumina ogni uomo. (come le beatitudini: ogni uomo; nel mondo esistono luci)
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato il potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
ai quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne (prima la parola uomo, ora carne: uomo fragile, polveroso)
E venne ad abitare in mezzo a noi; (pone la sua tenda in mezzo a noi per camminare con noi)
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito del Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
E grida: “Ecco l’uomo di cui i dissi:
Colui che viene dopo di me
Mi è passato avanti,
perché era prima di me”.
Dalla sua pienezza
Noi tutti abbiamo ricevuto
E grazia su grazia. (grazia al posto di grazia: la legge era grazia, era tutto per gli ebrei)
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. (avvennero x ½ di GX, avvenimento)
Dio nessuno l’ha mai visto: (neanche Mosè, che aveva portato la legge)
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
Lui lo ha rivelato.
(e i primi discepoli sono quelli che l’hanno visto, udito, toccato con mano, sperimentato, secondo il prologo della I lettera di Giovanni)
A proposito del “fammi vedere il tuo volto di Mosè, ecco la preghiera di una donna mussulmana di 1300 anni fa della corrente di Sufi (ora corrente schiacciata dal resto dei mussulmani):
O Dio, se ti servo per la paura dell’inferno,
mandami ci laggiù;
se ti servo per la speranza del Paradiso,
chiudimi le porte del Paradiso;
se ti servo per amore tuo,
allora, deh, ti prego, fammi vedere il tuo volto!