Dio e l’uomo nell’A.T.

Msg. Giovanni Giavini 25/11/2002  Dio e l’uomo nell’A.T.

 

Genesi/creazione La bibbia ivi attinge il linguaggio dei Sumeri e delle popolazioni antiche e le loro immagini per dire però cose diverse da questi miti. Questa pagina della bibbia dice che Dio solo è Dio; non vi sono altri dei (come sole, luna, stelle, acqua, montagne, divinità, ecc…); il resto è creatura di Dio, compreso l’uomo; creature, come dice la bibbia, belle e buone. L’uomo ha però un posto speciale (facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza); l’uomo è l’ultima delle otto opere create da Dio nella Genesi; dopo di che Dio “ha riposato”; fa il suo sabato, fa festa; il sabato, a differenza degli altri sei giorni è senza sera e mattina, cioè non ha mai fine.

Quando gli antichi usavano questo schema del 6+1 intendevano dire che una certa attività è durata un certo tempo, poi è sfociata nel settimo giorno che appare come lo sbocco a cui tutto è richiamato, in particolare l’ottava opera, cioè l’uomo; questi fa parte di un giorno che ha sera e mattina (che ha dei limiti), ma che è chiamato, soprattutto lui, a partecipare alla festa eterna. Gli ebrei di sabato facevano festa per ricordare, per vivere nell’oggi il senso della vita dell’uomo, contrariamente alle idee che esistevano allora che non spiegavano la ragione dell’esistenza del mondo indicando solo motivazioni tipo “è come una ruota che gira; è come le stagioni che ritornano; perché? Fino a quando? Alcuni dicevano che questo mondo è un miscuglio di divinità, uomini, animali in cui siamo dentro tutti in una gran confusione. Mancava il senso di Dio e della storia.

Questa prima pagina della Genesi è magnifica nel suo linguaggio; Giovanni nel prologo del suo Vangelo la richiamerà: “in principio Dio fece il cielo e la terra”; e Giovanni: “in principio c’era il Logos che ha dato origine a tutto il mondo”.

 

Il secondo punto è già dentro nel primo, ma ha un altro aspetto che si ricava dalle narrazioni della bibbia. Dio ha creato tutto che con le sue “dita” (nel nostro linguaggio con la sua onnipotenza). Questo Dio che per creare l’universo ha mosso solo le dita è in particolare rapporto con l’uomo che richiama ad una responsabilità come creatura. Vuole la sua collaborazione per portare avanti il mondo anche se viene ricordato all’uomo che non lui, ma Dio è creatore del mondo: sequenza delle immagini della creazione, il fango da cui viene vivificato l’uomo; la sua costola da cui trae la donna, definita dall’uomo ossa dalle mie ossa, carne della mia carne; come dice la bibbia, mi sta di faccia. Dio chiama l’uomo preso dal fango (Adamà = terra; Adam = Adamo) ad una risposta responsabile; è messo in un giardino bellissimo attraversato da un fiume che poi diventava quattro grandi fiumi come il Tigri e l’Eufrate; immagine per dire messo in un posto bellissimo. L’uomo è chiamato a coltivare questo suo giardino; è autorizzato a mangiare degli alberi del giardino, compreso l’albero della vita, simbolo della vita vera, felice, eterna. I miti dell’antichità dicevano invece che la vita l’avevano tenuta nelle loro mani gli dei e non l’avevano data agli uomini.. Dio da la vita (eterna) anche all’uomo e lo invita ad avere fiducia in Lui; a stare alle sue indicazioni (mangiare di tutti gli alberi, ma non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male che gli darebbe la morte).

 

Terzo punto: l’uomo e la donna non si fidano di Dio. Il serpente, simbolo della magia, del tutto subito facile, senza fatica, della bacchetta magica, insinua che c’è un modo più facile di raggiungere la felicità ed è quello di disubbidire, di non fidarsi di Dio, invidioso della felicità dell’uomo. L’uomo doveva credere o a Dio od al serpente. L’uomo e la donna non si sono fidati di Dio ed ancora prima che Dio intervenisse essi hanno capito, hanno provato vergogna l’uno dell’altra e si sono coperti con foglie di fico; poi hanno provato paura di Dio e si sono nascosti; Dio non aveva ancora parlato. Essi sono caduti in una situazione di morte; è il peccato. Il peccato è consistito in una mancanza di fiducia in Dio loro amico ed hanno voluto fare da soli. Questo è l’essenza del  peccato. Però Dio rimane Dio; non è cambiato; è l’uomo che è cambiato.

Dio non lascia l’uomo da solo; Dio veste l’uomo non con foglie di fico, ma con un bel vestito, cioè ridona all’uomo una certa dignità. L’immagine si riferisce all’uso che le popolazioni primitive avevano di denudare e tagliare capelli e peli e di mandare in giro così quelli che volevano svergognare e punire (ma anche in tempi recenti si è sperimentato qualcosa di simile).

Poi c’è il versetto “pongo inimicizia tra te e la donna, tra il tuo seme ed il seme di lei e questo ti schiaccerà la testa”; versetto che indica che la discendenza della donna schiaccerà la testa al serpente; discendenza, strumento di speranza e di vittoria. Discendenza di Adamo: Set, Noè, Sem, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda, Davide, Gesù Cristo che schiaccerà il demonio sotto i suoi piedi. E’ la collaborazione di Dio con l’uomo e la responsabilità a cui è chiamato l’uomo, in particolare gli Ebrei, popolo scelto da Dio per la salvezza. Dio ci ha scelti perché ha avuto pietà di noi, non certo per nostri meriti (Ezechiele).

In te (Abramo) e nel tuo seme (nella tua discendenza) saranno benedette tutte le genti; c’è la visione dello strumento di salvezza per tutte le genti. Il tutto, nella bibbia, legata non a principi astratti, ma ad un storia concreta.

 

Un’altra idea importantissima nella bibbia è quella dell’alleanza. Il popolo di Abramo non solo è stato scelto come strumento di benedizione per tutte le genti, ma Dio stringe con questo popolo un’alleanza; questo termine, che sarà presente anche nel N.T. quando Gesù nell’ultima cene stringe una nuova alleanza con l’uomo. Alleanza significa che tra il Dio che ha mosso solo le dita per creare l’uomo e l’uomo caduto in basso c’è una comunione: condivisione di vita, sangue, amore, parentela. Nel libro dell’Esodo la bibbia indica in modo molto plastico questa alleanza quando il faraone decreta lo sterminio del popolo ebreo con l’uccisione di tutti i maschi, lasciando in vita solo le donne che allora non contavano nulla; però queste donne temevano Dio, ed invece di eseguire l’ordine del faraone di uccidere i maschietti appena nati, li lasciavano in vita e ciò succede anche con la figlia del faraone che salva Mosè neonato. Il Signore liberò il suo popolo dallo strapotere del faraone che si credeva una divinità incarnata, pesante sul popolo straniero e lavoratore degli Ebrei. Il Signore porta al Sinai questo popolo e fa fare una pausa riflessiva (Es 19, 4-6). “Voi stessi avete visto ciò che ho fatto all’Egitto e come vi ho sollevati su ali di aquila e vi ho fatto venire fino a me; ora, se vorrete ascoltare la mia voce (responsabilità) e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà fra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti ed una nazione santa”. Mosè poi sale simbolicamente a Dio per portare la legge dell’alleanza. La preparazione di tale legge è descritta così (Es, 19, 16-18): “il terzo giorno sul far del mattino vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte ed un suono fortissimo di tromba; tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento  incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte” senza osare toccarlo per non morire. “Il monte Sinai era tutto fumante perché in esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono”. Gli israeliti erano impressionati. L’immagine indica che tra Dio e loro c’era una distanza infinita (una montagna di fuoco). Questo aspetto è sottolineato anche dagli islamici (Allah è grande). Solo Mosè riesce a ridurre la distanza e così porta giù il decalogo con le condizioni dell’alleanza. Il popolo accetta l’alleanza e si impegna responsabilmente a rispettarla.

Nel cap. 24 dell’Esodo Mosè prepara un rito di alleanza: fa immolare alcuni animali, ne prende il sangue, simbolo della vita, e ne versa un po’ sull’altare (mucchietto di pietre) ed il resto lo tiene in alcuni catini. Proclama al popolo le condizioni fondamentali dell’alleanza ed il popolo risponde di si, che le accetta. A questo punto Mosè sparge sul popolo la parte di sangue rimasta. Ciò significava che tra quel Dio così grande, così lontano e loro, da allora correva lo stesso sangue, essi diventavano consanguinei, parenti, unica famiglia. E così non solo Mosè, ma anche 70 anziani toccano e salgono la montagna senza morire e fanno un banchetto (altro simbolo di alleanza). Quel Dio lì (non un idolo) lascia la cima della montagna, lascia la nube e prende una tenda accanto a quella del popolo per camminare con lui. L’alleanza è fondamentale nella bibbia; la storia non è fatta solo da Dio o solo dall’uomo, anche se non c’è parità tra Dio e l’uomo.

Come si concilia la libertà di Dio e la nostra? Grosso problema; per noi è difficile venirne fuori. Chiaro è che vi sono due libertà e responsabilità in gioco; quelle di Dio che mantiene gli impegni e quelle dell’uomo che tante volte non li mantiene e l’alleanza va in crisi. Meno male che Dio è fedele nonostante tutto; o uomo non perdere la fiducia perché Dio non cambia le sue promesse!

L’uomo come appare da questa visione? Schiacciato ed umiliato come nella visione dei mussulmani? La bibbia direbbe no; rimane la distanza, ma anche la comunione di Dio con noi e le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe.

 

Alcuni sviluppi verificatosi nell’A.T.:

  • Culto, liturgia, feste: si ricordava ciò che Dio aveva fatto in particolare con il popolo di Israele. Ciò specialmente nel sabato. La cadenza settimanale non c’era prima. Ogni sette giorni il popolo smetteva le proprie attività per far festa per l’iniziativa di Dio.

 

  • Richiamo forte, violento da parte dei profeti ai re ed al popolo alla responsabilità, alla risposta che dovevano dare ed a volte non davano. Risposta almeno alla monolatria (adorazione di un unico Dio, benché si riconosca l’esistenza di altri dei, lasciati però all’adorazione da parte di altri popoli). Sotto l’influsso dei profeti, poi gli Ebrei sono giunti al monoteismo (di Dio ce n’è uno solo). Impegno di servire, adorare questo unico Dio, soprattutto agli impegni di carattere sociale (giustizia, difesa delle vedove, degli stranieri, dei poveri).

 

  • Giona che viene chiamato da Dio a Ninive, una grande città ad oriente, capitale di un popolo tra i più crudeli, terribili della storia. Giona temeva di andare a Ninive perché forse Dio avrebbe avuto misericordia di quella città; meglio che Dio mandasse fulmini e grandine infuocata su di essa. Giona allora va in direzione opposta e fa naufragio nel mare buttato dai marinai (pagani); il pesce che l’inghiotte per tre giorni è il simbolo del mare. Giona, nei guai, prega il Signore di salvarlo. Il Signore lo salva, ma lo manda inesorabilmente a Ninive ove Giona annunzia “ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta”. Allora tutti fanno penitenza e si convertono e Dio perdona; Giona è amareggiato. Esce dalla città, si fa un riparo di frasche ed attende di vedere ciò che sarebbe successo. Dio gli fa crescere un ricino per fargli ombra. Ma il giorno dopo Dio fa seccare il ricino e Giona è afflitto e vuole morire. Dio gli chiede se gli sembra giusto comportarsi così per una pianta di ricino che lui non aveva nemmeno fatto crescere, ma solo perché gli faceva ombra; e Dio non doveva forse avere misericordia per una grande città con tante creature che Dio stesso aveva fatto. L’insegnamento è una sferzata a quegli ebrei che avevano preso l’alleanza e gli insegnamenti come qualche cosa di esclusivo per loro, dimenticando che il loro compito era anche quello di andare anche a Ninive, annunciare anche agli altri la misericordia di Dio.

 

  • Sviluppo legato alla preghiera, anche la preghiera personale ed ai salmi; nei 150 salmi vi è quanto è stato detto qui. Esempio salmo 143 (un peccatore accusato, forse con calunnie e messo in prigione dove attendeva una sentenza da parte dei sacerdoti, nella speranza che non fossero stati comprati con denaro); segue la spiegazione del salmo.

 

 

 

Salmo 143 (142)

 

Signore, ascolta la mia preghiera,

porgi l’orecchio alla mia supplica,                              Per la tua giustizia, non per la mia = per la

tu che sei fedele,                                                          tua fedeltà. Dio è giusto perché mantiene le

e per la tua giustizia rispondimi.                                 sue promesse; anche quando mantiene le    

                                                                                     le minacce, quando perdona è giusto perché

                                                                                     mantiene la promessa di perdonare i peccatori

                                                                                     pentiti.

Non chiamare in giudizio il tuo servo:                        riconosce di aver mancato

nessun vivente davanti a te è giusto.

Il nemico mi perseguita,                                              ricorda la situazione in cui si trovava

calpesta a terra la mia vita,

mi ha relegato nelle tenebre

come i morti da gran tempo.

In me languisce il mio spirito,

si agghiaccia il mio cuore.

Ricordo i giorni antichi,                                              per riprendersi, che fa? Ricorda

ripenso a tutte le tue opere,                                         tue opere, non le mie

medito i tuoi prodigi.

A te protendo le mie mani,

sono davanti a te come terra riarsa.

Rispondimi presto, Signore,

viene meno il mio spirito.

Non nascondermi il tuo volto,

perché non sia come chi scende nella fossa.

Al mattino fammi sentire la tua grazia,                     i sacerdoti dovevano dargli la sentenza al

poiché in te confido.                                                  mattino. In te, non in altri idoli, confido

Fammi conoscere la strada da percorrere,

perché a te si innalza l’anima mia.

Salvami dai miei nemici, Signore,                             avendo ricordato le opere di Dio, gli rinasce

a te mi affido.                                                             la speranza

Insegnami a compiere il tuo volere,

perché tu sei il mio Dio.

Il tuo spirito buono

mi guidi su terra piana.                                              aiutami a camminare come Tu vuoi

Per il tuo nome, Signore, fammi vivere,

liberami dall’angoscia, per la tua giustizia.

Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici,

fa perire chi mi opprime,

poiché io sono tuo servo.                                           peccatore, ma tuo servo

 

Molto umano questo salmo; contiene in sintesi la spiritualità dell’uomo biblico ebreo di fronte a questo Dio. E’ un valorizzare molto l’uomo senza farne un dio.

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