Don Vittorio Chiari, salesiano
Centro salesiano San Domenico Savio, Arese.
Si prende cura di ragazzi con alle spalle esperienze personali e familiari difficili.
Cura la rubrica sul settimanale “Barabitt”.
Incomincio col dire che don Primo Mazzolari non credeva tanto alla zizzania. Dio ci vuole un gran bene e si attende che la zizzania venga cambiata in buon grano. [Don Primo Mazzolari - Cremona, 13 gennaio 1890 - Bozzolo, 12 aprile 1959. Per la sua partecipazione alla resistenza e per i suoi numerosi scritti provocatori gli fu temporaneamente proibito dalla gerarchia cattolica di predicare fuori dalla sua diocesi, guadagnandosi così la fama di prete scomodo e di frontiera]. Intanto la fede non si perde. Una volta avevo un Sinti, stirpe nomade, che aveva trovato 100 Euro e l’aveva restituito. Suo padre mi disse: «Tu non devi insegnare queste cose. La roba trovata va tutta a papà; poi dipende da me restituire oppure no». La fede la posso incrostare, attutire, ma perdere no; la fede è un dono che Dio ci ha fatto e questo dono rimane. [I Sinti sono un gruppo etnico, in parte nomade e in parte sedentario, che vive soprattutto nelle regioni di lingua germanica. Come i Rom, provengono dall'Europa dell'est, ma i loro antenati sono probabilmente di origine indiana. Insieme ai rom, ai camminanti ed altri gruppi minori sono anche definiti zingari. In Italia sono presenti soprattutto in Piemonte].
I ragazzi oggi perdono la fede oppure sono confusi di fonte ad una comunicazione del Vangelo fatta in un contesto che essi non vivono più. Essi hanno vergogna ad esprimere la loro fede, non dicono più “Io sono cristiano” perché il contesto in cui vivono non è più cristiano. Lavorando a Reggio Emilia nella pastorale giovanile diocesana per 15 anni mi sono reso conto che essi si trovavano in difficoltà; anche i ragazzi dell’oratorio stentavano a venire e partecipare ai dibattiti tenuti da un prete, quasi avessero vergogna di mostrarsi cristiani. Questo succede tra i 15 e i 17 anni. Se poi un ragazzo appartiene a un gruppo, passata questa fase di età, supera la vergogna e si manifesta cristiano. Mi ricordo che io ragazzo, terminate le medie dai salesiani, questi mi hanno consigliato la scuola statale e ci sono andato. Però mi sono tolto il distintivo della Azione Cattolica per vergogna. Un giorno il mio confessore, che era lo stesso della mia mamma, mi ha detto: «È vero che tu il distintivo dell’A.C. lo metti in tasca»? Per penitenza mi aveva chiesto di rimettere tale distintivo. Ho capito che la mamma ghie l’aveva detto ed ho cambiato confessore. Quando sono arrivato in classe con il distintivo, il professore di ginnastica ha commentato: «Va! Un sacrista». Ma il giorno dopo, su una trentina di ragazzi della mia classe dell’Istituto Tecnico, una dozzina aveva tale distintivo. Ci siamo guardati in faccia come per dire: “Siamo proprio cristiani della mutua, di serie B”. Eravamo a Treviglio. Oggi non credo sia la vergogna che crea ostacoli ai nostri ragazzi adolescenti, ma il contesto in cui viviamo.
Quand’ero ragazzino la prima cosa che mi chiedeva mamma appena alzato era: «Hai detto le orazioni»? Oggi la mamma moderna chiede: «Ti sei lavato i denti»? Sembra una differenza da poco, ma è una differenza grande. Oggi le preoccupazioni delle mamme moderne sono queste; un ragazzo moderno deve avere un apparecchietto per i denti e un’allergia! Un gesuita dell’Università Cattolica diceva: «C’è questa forma laicista che cerca di azzerare Dio, di metterlo in disparte, di farlo oggetto di un gruppetto limitato. Dio dà veramente fastidio, è scomodo. Però oggi l’ateismo è in minoranza; in tutto il mondo la religione sta rifiorendo, sia cristiana, sia mussulmana, sia altre. In tutto il mondo si prega, sia pure in modo diverso, c’è il senso del trascendente, della vita presente dopo la morte». Ci sono sì scienziati che ritengono la scienza superiore a tutto. Uno di questi è Odifreddi che si è lamentato con Cacciari che aveva ritenuto stolti quelle persone che avevano impedito al papa di andare all’università La Sapienza. [Piergiorgio Odifreddi, nato a Cuneo il 13 luglio 1950, matematico, presidente onorario dell'"Unione degli atei e degli agnostici razionalisti"]. A volte certi scienziati sono talmente arroganti da affermare che la scienza spiega tutto; questa è una prova d’ignoranza. Scienziati come Einstein hanno il senso del mistero.
Oggi i ragazzi vivono in questo contesto. È il contesto dei film di Moccia.Io sono repellente ai McDonnald’s, ai film e libri di Moggia, ho dovuto per forza leggerne dei libri e li trovo proprio banali; ma i ragazzi sono in questo contesto di film, di TV, di moda, di cellulari, d’informatica; tutta roba che non è creazione del demonio; è tutta roba che Dio ha messo dentro la spinta iniziale quando ha creato il mondo. [Federico Moccia, nato a Roma il 10 novembre 1963, scrittore per ragazzi e sceneggiatore]. Però come si usano, che messaggi ne riceviamo, quando una ragazzina quindicenne si vanta di avere rapporti prematrimoniali! Per una ragazza cristiana che si trova in quest’ambiente non è facile intervenire anche perché il percorso di formazione che facciamo non tiene presente alcune questioni fondamentali oggi: la vita, il suo senso e preziosità, la libertà dalle cose, dalle mode, dai pub e discoteche, dall’ultimo disco. Essi sono immersi in un mondo che dice che la felicità soprattutto va goduta oggi senza pensare al domani; la felicità si può anche comprare: è uno dei più grandi tradimenti del nostro mondo e uno dei più grandi attentati alla vita cristiana. Questo mondo consumista è uno dei più grandi antipodi a Gesù; quando Lui dice: “Beati i poveri”, beati invece sarebbero i ricchi; chi può vuol avere tutto; non solo i ragazzi, ma anche gli adulti sono sedotti da questo mondo consumista. Educare diventa difficile, non solo sulla fede, ma anche sul senso della regola, del rispetto dell’altro; quanti insegnanti non andrebbero più a scuola se trovassero un’alternativa economica alla scuola! I genitori oggi meritano una commenda, un cavalierato, una decorazione perché fare i genitori è davvero molto più complesso di un tempo. Un genitore oggi accanto ai propri figli con il coraggio di ascoltare, dialogare, compatire, consolare, sfidare, intervenire merita riconoscenza.
“Ho seminato del buon grano“. Qual è il periodo più importante della semina? È la stagione della non memoria, i primi anni di vita. I primi sei, sette, dieci anni. Quando c’è una scuola materna, questa può essere campo di crescita del buon Dio, se nei primi anni papà e mamma hanno seminato amore, tenerezza, affetto, coccole, baci e tutto quello che c’è attorno. Un parroco, ora morto, diceva: «Il volto di Dio l’ho scoperto attraverso il volto di mia mamma e la sicurezza di Dio l’ho scoperta attraverso mio papà». Egli ricordava quando, sulla canna della bicicletta di suo papà stava andando da Treviglio a Caravaggio e nel ritorno un forte temporale aveva fatto rifugiare ambedue in un portone aperto. Fuori c’erano tuoni e fulmini, ma lui non aveva paura, era accanto a suo papà.
Nei momenti difficili della vita ripensava a quel portone e al volto di Dio nella mamma e nel papà. Queste memorie seminate nella vita del figlio non si perdono più. Gli psicologi dicono che chi non è stato amato da piccolo non può amare da grande. Le memorie positive seminate rimangono dentro, anche sotterrate in attesa della dissotterrazione, può essere malattia, matrimonio, paternità, dibattito, solitudine, paura. Hetty Hillesum, ebrea, diceva che uno dei compiti che aveva nel campo di concentramento era di dissotterrare Dio dalla coscienza degli uomini. [Etty Hillesum, nata nel 1914 in Olanda da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, muore ad Auschwitz nel novembre del 1943. "Quella parte di me, la più profonda e la più ricca in cui riposo, è ciò che io chiamo Dio"]. Se abbiamo seminato arriva certo un certo giorno in cui ciò che abbiamo seminato viene fuori. Dio non può lasciar andare disperso tutto il bene che papà e mamma hanno cercato di riversare sui figli nei primi anni, con grande fatica.
Alcuni segni vanno seminati nei primi anni. Papà e mamma, se hanno amore, rendono presente Dio con il rapporto educativo e affettivo. Ciò anche per i segni religiosi; anche i muri parlano di Dio, un santuario, un crocefisso raccontano la loro storia. A Treviglio abbiamo il santuario della Madonna delle lacrime ove la Madonna ha pianto per salvare la città dai francesi. È il santuario ove andavo da piccolo e quando torno a casa, ci vado dentro perché ho memorie molto belle lì dentro.
Anche in casa avevo i segni. Mio papà era comunista. In casa c’era il Sacro cuore perché mamma implorava sempre il “sacro cuore del mio Gesù …” poi il ritratto di Stalin e alla sua destra la Madonna. Quando morì Stalin papà accese una candela al suo ritratto; mamma, tre alla Madonna. Segni come il presepe, il Crocefisso, la bibbia rimangono dentro. I genitori sono i primi catechisti e quando i figli son piccoli, va abbastanza bene. Quando crescono: “Come mai non va più all’oratorio? Quando incontra un certo giro di amici, si perde”.
Il cardinal Martini ci ha lasciato tre scritti: “Dio educa il suo popolo; itinerari educativi; educare ancora”. Nell’”Educare ancora” c’era l’osservazione: “Non dovete domandarvi perché uno va via. Domandatevi perché uno rimane”. Certi ragazzi rimangono perché fanno il catechista, perché son del gruppo missionario, perché fan volontariato, perché fan giocare i bambini; rimangono se c’è chi li ascolta, se qualcuno stabilisce un rapporto personale familiare, in ambiente sereno.
Il mio professore di matematica, un salesiano, in terza media mi ha rimandato in matematica con voto quattro dicendo: «Tu vai all’oratorio; chi va all’oratorio pensa solo al gioco e non studia». Durante le vacanze il mio impegno è stato quello di non aprire mai il libro. A Settembre quel professore mi ha dato sette. «Hai visto? La lezione ti è servita». Quando son diventato salesiano, in una conferenza che tenevo, lui era in prima fila ed ho detto a tutti: «Qui c’è il mio professore di matematica, sapete che mi ha bocciato?» «È vero, è vero». «Ma lei mi ha bocciato perché andavo all’oratorio. Durante le vacanze io non ho mai aperto un libro e lei mi ha promosso»! Tutti han battuto le mani.
Se i ragazzi cresciuti non vogliono più andare a Messa con i genitori, pazienza. Magari vanno con un amico. Ma se non vanno più per niente, che fare? «Son stanco, sono andato a letto tardi, ho fatto una festicciola». Queste festicciole sono i momenti religiosi più importanti; la festa di compleanno è come il Natale e la Pasqua con scambi di regali, quindi festa ipercostosa.
Si può anche dire: «Finché comando io in casa, tu vieni a Messa, se no esci». Allora il figlio va muto a Messa tra papà e mamma come due carabinieri e allo scambio della pace si gira per dare la mano a un negro dello Zanzibar, ma a papà e mamma niente.
La religione cristiana non è una catena, non è una gabbia. Il discorso religioso è tanto più vero quanto più nasce nella libertà. L’atto religioso, come l’atto educativo, è come un atto d’amore. Se diventa un lavoro obbligato, non riempie il cuore. Ci vuole pazienza. C’è un momento in cui i ragazzi vanno un po’ in crisi. Bisogna accettare questi momenti di crisi. Il Padre eterno ha accettato questi momenti di crisi fin dai primi momenti. Adamo ed Eva gli han girato le spalle. Li aveva creati Lui, l’uomo e la donna. Nonostante fossero felici in Paradiso, a un certo punto il frutto proibito l’hanno mangiato. Dio ci ha lasciati liberi. Papà e mamma potrebbero chiedere perché, come mai non vengono più a Messa, cercare di capirlo. Magari prima venivano a Messa, ma non hanno mai fatto la personale scoperta di parteciparvi.
Ai bambini spiego che la Messa è come quando si mangia a tavola con la famiglia. Mangiare la Parola del Signore è dolce come il favo di miele. Un prete di Reggio Emilia ha raccontato un episodio in Albania quando c’era il comunismo più feroce. Una donna nascondeva il Vangelo nell’alveare delle api ove era sicura che né la polizia né i parenti che la potevano denunciare, non sarebbero andati a cercarlo. Di notte andava all’alveare, leggeva e poi rimetteva via.
Ai ragazzi senza padre e madre è più facile dire che essi sono figli di Dio che non ai ragazzi con padre e madre. Oggi gli adolescenti, non solo contestano, ma fanno fatica a riconoscere il papà e la mamma. Non dicono più grazie a papà e mamma che fan fatica per crescerli, farli studiare. Se non dicono più grazie, come fanno a capire l’Eucaristia? Occorre trovare per loro un linguaggio che li aiuti a capire il linguaggio sacramentale, dell’essere cristiani. Bisogna che scoprano che è cosa grande avere un Dio che si è fatto uomo per salvarci, per amore, per dare valore alla nostra vita; un amore grande secondo Gesù Cristo con un respiro di eternità, che permette di guardare alla morte con minor angoscia e paura perché oltre la quale c’è la vita che continua. Parole semplici: «Non vai a Messa, mi dispiace. Mi piacerebbe che t’informassi che significa andare a Messa». A volte siamo noi adulti analfabeti. «Gesù Cristo sì, la Chiesa no». Ma Gesù Cristo è la Chiesa. «Se tu Odifreddi ce l’hai con i preti, non puoi distruggere Dio, con la Chiesa distruggere Gesù Cristo, sii un po’ intelligente».
Noi cresciuti all’interno della Chiesa abbiamo bisogno di essere più istruiti per aiutare e motivare i ragazzi, dando loro il tempo. Un mio professore di università, di cui ora è in corso il processo di canonizzazione, diceva: «Non è importante far dire il rosario ai ragazzi; è importante far capire loro la preghiera». Il problema è quindi l’istruzione; va però tenuto presente che istruire, informare è una cosa che coinvolge l’intelligenza; educare coinvolge tutto l’individuo, cuore, anima.
Periodo dai 15 ai 20 anni: chi è legato a un gruppo o associazione non fa fatica a frequentare. Chi è isolato facilmente dimentica. A Reggio Emilia, terra rossa, vedevo che i ragazzi iniziavano a tornare a 22-23-24 anni, quando, magari, iniziavano le difficoltà nella vita o s’innamoravano. Alcuni venivano da noi per prepararsi al matrimonio, poi si sposavano in Comune. Dicevano: «Voi preti sapete preparare bene al matrimonio». Anche tornano quando diventano genitori; se il figlio poi frequenta l’asilo, il problema è risolto dalle suore. Parecchi ritornano. Ma ritornano se hanno avuto delle memorie.
Uno dei due ladroni crocefissi con Gesù implorò: «Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno»! «Oggi sarai con me in Paradiso»! Oggi, non chissà quando. Come mai quel tale ha detto “Signore”? Che un termine messianico; perché da ragazzo andava in oratorio, che a quei tempi era la sinagoga; ne era rimasta la memoria, poi emersa.
Nel mio istituto quando parlo ai clown delle monete, dico sempre che un vero clown, se trova per strada una moneta e un fiore, raccoglie il fiore e lascia la moneta. Loro ribattono che è meglio raccogliere tutte e due. La fede rimane sempre, però.
Il tempo dell’attesa è problematico. A volte il tempo per diventare adulti si arriva a 34 anni. Ma quando vedo ragazzi che bestemmiano e fanno soffrire che fare? Il compito del prete e dell’educatore è di seminare con grande speranza; se i risultati vengono subito, è grande gioia. Quando non si vedono i risultati si va in crisi. Ma il bene seminato non va mai perduto.
C’è anche una contro-testimonianza. Dico sempre ai genitori: «Se non volete bene ai figli, non parlate di Dio. Se non siete capaci di perdonare, non parlate di Dio». Infatti, noi siamo per i bambini il primo Dio etico; essi imparano da noi il senso del bene e del male. Io sono convinto che la zizzania, il demonio c’è ed è molto furbo. Vedo a volte alcuni intellettuali che, come parlano, sono ciechi, usano solo la ragione. A Dio si arriva attraverso il cuore, diceva Pascal.
Uno dei motivi della crisi di fede dei ragazzi è dovuto anche al calo di fede da parte delle donne. Il vicario del cardinal Biffi a Faenza, ms. Vecchi, diceva che, soprattutto in Emilia, le ragazze avevano perso la fede. Se una ragazza crede, facilmente aiuta il ragazzo a conservare la fede. È più facile che la donna cambi il cuore dell’uomo che il contrario. Oggi c’è più crisi nelle vocazioni femminili, come suore, che nelle vocazioni maschili; la Chiesa, fino a poco tempo fa era soprattutto donna: c’erano 200 000 suore in Europa.
Ancora, c’è un nome non più in uso: il peccato. Il peccato più grave che trovo oggi, con il quale è difficile scontrarsi è l’indifferenza. Indifferenza alla famiglia, alla scuola, a Dio. L’indifferenza è una delle forme più gravi di aggressività ,unita all’egoismo, narcisismo, insincerità. Tutto questo allontana dalla fede. Dobbiamo essere pazienti, seminare, attendere i risultati ringraziando il signore (Händel), subendo la passione (Bach) o esultando nella risurrezione (Perosi).
Sono pienamente d’accordo.Penso che sia importante non soltanto seminare ma anche testimoniare,diventare traspaenza dell’amore di Dio.Spesso il silenzio e l’azione, fa più di molte parole;soprattutto in una società dove tutto si considera antico,superato,ma Gesù è sempre lo stesso”ieri ,oggi e sempre”