TUTELA DEL CREATO

Don Michele Elli – Somma Lombardo – 20/03/2006

 

L’argomento, che peraltro non riscuote tantissimo interesse, è importante. Considerare la dimensione ambientale, la salvaguardia dell’ambiente, ed, in maniera un po’ più estesa il discorso creaturale, ecologico, naturalistico è cosa bella ed importante. Ciò è anche d’interesse culturale, anche se di una cultura a livello piuttosto elevato. La cultura post moderna (dalla caduta del muro di Berlino) è più difficilmente riempibile di contenuti. L’aspetto ambientale trova interesse anche in coloro che non hanno un orientamento nell’ordine religioso, ma hanno un grande interesse nel naturalistico. La comunità cristiana si dovrebbe fermare a riflettere ed a proporre ciò che ha da dire nell’ordine della natura a livello culturale, a livello d’impianto di proposta; ciò ha una fortissima dinamica anche missionaria. La preoccupazione pastorale oggi è sul numero che si va riducendo, però non si ha il coraggio di proporre argomenti che hanno un profondo interesse e predisposizione in molti. L’esperienza in una parrocchia del milanese ha indicato che una proposta d’incontro su questo argomento ha richiamato persone che prima non si erano mai viste in ambienti ecclesiastici; era l’argomento che attirava e c’era anche una gran voglia di parlare. Ci sono anche aspetti d’eccessivo estremismo, di animismo di equiparazione quasi degli animali agli uomini, per cui bisogna chiarire che una cosa è l’animale, una cosa è l’uomo, una cosa è il vegetale; bisogna chiarire che l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio con una precisa sua dignità; poi viene l’animale; bisogna anche purificare dalle esasperazioni della ricerca, di ogni forma ideologica dalla presenza degli animali; argomenti delicati ed a volte non precisi che dal punto di vista cristiano devono a volte essere messi in ordine. Però è indubbio che c’è un enorme interesse sull’argomento le cui possibilità sono sottodimensionate. E noi, come proposta e cultura cristiana, abbiamo da dire cose stupende sull’argomento. Anche la tradizione scritturistica biblica è molto ricca: Genesi, sapienza, Salmi. Come il salmo 104 che è incentrato sulla natura come luogo della manifestazione e della bellezza di Dio:

Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

 

Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.

 

Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.

 

Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.

 

Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.

 

Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.

 

Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.

 

Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

 

Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.

 

Anche dal punto di vista poetico questo salmo è fantastico. Forse non c’è alcuna altra religione che tratta così tanto ed in questo modo la creazione; come luogo attraverso il quale Dio si manifesta.

Il nostro Dio è il Dio della storia; il primo atto che fa questo Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, il Padre di Gesù è di creare. La prima parola di Dio è nei confronti della creazione: «sia la luce» e la luce fu; «siano le acque» e le acque furono. Dalle opere di Dio si capisce chi è il creatore. Le opere di Dio sono un luogo, sono un “topos teologico”. Il primo referto che abbiamo della documentazione religiosa è un luogo, un sasso dove si vede un uomo inginocchiato davanti al sole. È l’uomo che, fin dall’inizio, guardando la creazione, si pone le domande; il porsi le domande è il primo passo indispensabile per arrivare a Dio. La fede è esattamente il rispondere ad uno stupore. Uno dei primi luoghi dello stupore è la creazione. Tutti abbiamo fatto questa esperienza: andando su una montagna e vedendo il panorama si ammira stupiti il creato. Si tratta di un’esperienza religiosa. Alla capanna Gnifetti ammirando dal Monte Rosa; In Costa Brava, a San Sebastian ammirando le onde potenti dell’oceano che si infrangono contro la costa appare la creazione come primo grande messaggio di Dio, peraltro è un messaggio “laico” nel senso più bello del termine, universale.

Anche l’esperienza francescana va in questo senso. Francesco, nato in quella terra meravigliosa, è quello che è anche per questo. Tanti giovani sono mossi da un interesse di questo tipo. Il grande mondo del creato ha in sé un’impronta teologica, ha potenzialità missionarie notevolissime ed anche una tradizione cristiana fantastica che andrebbe utilizzata.

Alcune tematiche importanti per un taglio pastorale sono nel “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa” capitolo X (Salvaguardare l’ambiente). Al N° 452: «La relazione dell’uomo con il mondo è un elemento costitutivo dell’identità umana. Si tratta di una relazione che nasce come frutto del rapporto, ancora più profondo, dell’uomo con Dio». Innanzi tutto la relazione dell’uomo con il mondo è un elemento costitutivo dell’identità umana.. Ci ricorda che innanzi tutto siamo creature. Questo lo ricorda all’uomo di Voltaire e di Montesquieu  che è l’uomo odierno dell’antropocenstrismo, che si mette al centro, che non si dice più signore, ma padrone. È un padrone che ragiona con la freddezza della ragione. La logicità è assunta a criterio di rapporto.

La Bibbia, che ci ricorda che siamo creature, ci fa capire che non possiamo interpretarci al di fuori di questo contesto; non siamo assoluti, non siamo slegati, ma siamo con la natura. San Francesco chiamava l’acqua con l’appellativo di sorella e sapeva che cosa voleva dire la natura. Abbracciava la “madre terra” non in una mentalità panteistica, ma come creatura. Si sentiva “voce” della creazione. Non si è l’unico, non si è padroni, ma si è amministratori. “Tutto questo ti è stato affidato perché tu lo custodisca”. Don Bruno Maggioni traduce “dominare la terra” con “custodire la terra”. Occorre ricuperare il senso e la bellezza di essere creatura tra le creature: “fratello sole, sorella luna”. C’è qui la teologia della fiducia, dell’abbandono, del povero di JHW.

Tante volte perdiamo il rapporto stretto con la terra da cui dipendiamo; le sovrastrutture culturali, economiche, politiche, pur necessarie, impoveriscono noi come uomini da questo rapporto con la terra. Tante volte temiamo di toccare la terra, abbiamo paura delle allergie, la tocchiamo con i guanti. Il nonno che estraeva l’erba dell’orto con le sue mani segnate dalla terra oggi non c’è più. Il progresso nel senso civile ci può fa perdere alcuni valori costitutivi voluti da Dio ed inscritti nell’uomo. Va ricuperata la dimensione creaturale del dipendere. Tutto ciò che abbiamo è dono di Dio. Quando non pioveva o quando grandinava si andava dal parroco per fargli suonare le campane. Ora non si fa più, c’è un’altra cultura che non va per questo disprezzata; prima però non c’era né superstizione, né stupidità. Oggi c’è il pericolo di sentirci sufficienti a noi stessi escludendo il Dio della storia; quel Dio che si interessa degli uccelli del cielo, “il vostro Padre celeste che si interessa degli uccelli del cielo penserà anche a voi, uomini di poca fede” è il Dio della concretezza; è il Dio a cui ci si rivolge dicendo: «Guarda che è tanto tempo che non piove, tu sei Padre, non ci crediamo, guarda che noi abbiamo bisogno del pane.» Nella preghiera più bella insegnataci da Gesù c’è: “dacci il pane”, quello fatto di farina, quello di ogni giorno, quello concreto.

C’è anche il senso del limite dell’uomo sulla possibilità di fare, di una natura che non è luogo di manipolazione, che va rispettata. Chi ama la montagna sa benissimo che essa va rispettata, se no essa si vendica. Non si può fare tutto e non lo si deve fare se si è intelligenti.

C’è un ordine cosmico che non si può far saltare con l’inquinamento, con l’eliminazione di determinate specie di animali, interrompendo determinate catene ecologiche volute da Dio e portate avanti da centinaia di milioni di anni. Chi è l’uomo che arriva per ultimo e pensa di distruggere tutto? Il concetto di creatura è estremamente importante per l’uomo, per il credente che vive in pienezza l’umanità; il cristiano non è un’altra cosa dall’uomo. Una delle cose importanti è il rapporto della capacità del limite; come i freni in auto sono indispensabili.

Nello stesso tempo la superiorità dell’uomo riafferma il rapporto con la creazione; non c’è problema ad interpretare la creazione per l’uomo, collocato in essa come l’unico fatto ad immagine e somiglianza di Dio, l’unico che abbia una coscienza, cioè una libertà vera, l’unico che è figlio e nel Figlio tutta la creazione acquista significato. Quando mi sveglio il mattino c’è già uno stormire di fronde, un cinguettar di uccelli, un mondo che loda Dio, un mondo che, però, ha bisogno della mia voce. Un mondo che loda, ma che soltanto nella coscienza dell’uomo viene riassunto e consegnato a Dio come ringraziamento. L’uomo, immagine e somiglianza di Dio, è superiore come dignità ontologica, sostanziale. Nessun uomo vale tutto il mondo, ma nessun uomo può pretendere di rovinare anche solo un filo d’erba del mondo. Tutto il mondo non vale l’uomo; ci sono deviazioni psicologiche per cui nascono attaccamenti morbosi agli animali. Tutto questo non è giusto, anche se vi saranno cause di malessere che le provocano. Forse non ci si sente accolti, capiti e si cerca in un animale ciò che non può dare. È una grande illusione. L’uomo va messo al posto giusto.

Ci sono persone, bambini che muoiono di fame e si raccolgono somme ingenti per liberare le foche incagliate: c’è qualcosa di sbilanciato. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che la strada è un’altra, che il Vangelo porta la saggezza, che ogni cosa va chiamata con il proprio nome: uomo, uomo; animale, animale; pianta, pianta; minerale, minerale con il rispetto di tutto. Certamente ci si commuove davanti ad un cucciolo di foca che sta morendo, farò di tutto perché tali cuccioli non vengano uccisi per le pellicce. È stupido, poco serio per la dignità dell’uomo ammazzare 400 cuccioli di foca per fare una pelliccia. Ma se il denaro per salvare quel cucciolo può essere messo a disposizione per salvare un bambino di uomo, prima vada lì. Questa è la gerarchia dei valori voluta da Dio senza ombra di dubbio. La Chiesa non tace la verità, anche se essa fosse esigente, l’afferma con educazione e con rispetto di tutti.

 

Come educarci a questa responsabilità nei confronti del creato. Questo problema educativo coinvolge tutti; coinvolge anzitutto il sociale, chi è impegnato nel sociale, nel politico, nell’amministrativo. L’educazione all’ecologia è una delle priorità di chi oggi, rispondendo ad un’educazione, è nel sociale.

Il cardinal Martini qualche anno fa dava un decalogo di discernimento a livello di impegnati e per scegliere coloro che sarebbero stati eletti. Oggi il cristiano ha l’impegno ad educare alla dimensione creaturale.

Educare alla responsabilità nei confronti di un dono.

  • Educare, che significa? Il termine viene dal latino “educere” che significa “tirar fuori, fare in modo che uno venga fuori” mettere le condizioni per cui costui viva nella libertà, cresca in pienezza. È un termine creaturale bucolico. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa al N° 466 richiama anche alcuni passi del Concilio Ecumenico Vaticano II, indica la priorità dell’educazione da parte dei genitori. Ed un aspetto dell’educazione dei figli è l’educazione all’aspetto creaturale, del prendere coscienza. In alcune amministrazioni comunali le porte si aprono per accogliere la testimonianza dei mestieri, del contadino, dell’attenzione alla terra. È auspicabile che le commissioni pastorali per l’impegno sociale e politico decanali spingano le autorità scolastiche perché valorizzino le ricchezze del territorio, legate ad esempio al mondo della terra, degli animali, della fattoria. Ciò, fra l’altro, attira l’interesse dei ragazzini. Quand’ero coadiutore a Concorezzo si andava con i ragazzi dell’oratorio a visitare i contadini, con le galline, gli animali da stalla. Ciò è cultura concreta. L’uomo anziano che raccontava l’uccisione del maiale nel cortile come una festa. Il modo di coltivare la terra, con i suoi ritmi, gli arnesi di lavoro, l’interpretazione del tempo. Tutto questo è cultura che apprezza il territorio che viene consegnato come patrimonio da chi ci lasciava il cuore e si spaccava la schiena dal sorgere al cadere del sole. Soltanto nell’interpretare la cultura, nel rivedere la storia si hanno i criteri per poi muoversi nella modernità. Chi non ha memoria è la persona più pericolosa e più povera di questo mondo: pensare che tutto è incominciato da se stessi è prospettiva pericolosa. Valorizzare la pazienza del contadino; “se ne va gettando la semente nel pianto” perché pensa forse alla poca semente da gettare e che potrebbe essere tramutata in pane; con la sapienza, invece torna con il raccolto copioso.
  • Educare alla responsabilità nella duplice dinamica del custodire e dell’espletare la potenzialità del far fruttificare. Responsabilità anzitutto come custodire nel senso totale del termine; si custodisce solo ciò che si ama. Amare la natura. Educare al bello, al fiore, alla montagna, al camminare. Costruire il sabato e la domenica, evitando di passarle al centro commerciale. Andare a vedere la bellezza della montagna, invece. Anche l’oratorio deve valorizzare questa educazione. Fare gite in bicicletta. Passeggiare nei boschi. Educare all’amore per la natura, allo stupore per la natura che è dinamica mistica che apre il discorso religioso. Il Maestro di noi cristiani ci indica le cose belle da fare e da gustare come l’immagine del vino buono che si apprezza. Gustare il bello come idealità.
  • Consegnare questo dono amato alle future generazioni arricchito del proprio ingegno è la responsabilità che abbiamo. Addirittura riconsegnare a Dio il Dono; San Paolo: “la creazione stessa geme nelle doglie del parto finché non viene di nuovo consegnata a Dio”. La nostra responsabilità è chiedersi che si può fare per rendere più bello questo mondo da tutti i punti di vista. Dovremmo osare alzare la voce, chiedere un potenziamento della ricerca, di studio. Aprire dinamiche culturali di ricerca oggi in Italia ed in Europa. Ci sono azioni industriali che rendono moltissimo e si trascurano i problemi della fame nel mondo. Dio ha dato possibilità a tutti; non mancano risorse sulla terra, vanno razionalizzate, studiate, distribuite. Ricercare anche ciò che la scienza può fare per valorizzare e potenziare le ricchezze, risolvere i problemi, come si è fatto nel campo dell’agraria, anche con interventi genetici sul seme, pur con tutte le problematiche anche morali.

Parlando di queste cose, investendo denaro in ricerca concreta e senza retoriche. Debellare la malaria, la desertificazione; gli ebrei hanno fatto fiorire il deserto. Debellare le forme che inquinano e guastano l’ambiente. È criminale inquinare, versare l’olio dei motori sulla terra, nei fiumi. Intervenire con leggi precise.

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